I nematodi. Difendere il terreno dai parassiti con il sovescio di brassicaceae

Oggi parliamo di parassiti del terreno, in particolare dei nematodi. Vediamo, inoltre, come attuare una buona difesa biologica usando il sovescio di Brassicaceae.
I nematodi sono pericolosi parassiti del terreno, molto dannosi per le colture orticole e non solo. Risultano difficili da individuare e debellare. In agricoltura convenzionale per eliminare questo tipo di parassiti si utilizzano prodotti altamente tossici. Così facendo, però, si genera un’assurda contraddizione: curare una malattia del terreno avvelenandolo.

In questo articolo proviamo a fornire un’alternativa che negli anni si sta affermando nella pratica agricola delle aziende biologiche: il sovescio con alcune Brassicaceae. Queste piante con la loro naturale attività biocida riescono a contrastare i nematodi.

Cosa sono i nematodi, parassiti del terreno

I nematodi sono dei parassiti del terreno che attaccano le colture orticole. Si tratta di minuscoli vermi che è possibile rilevare solo al microscopio. Questi parassiti si fanno, però, notare per gli evidenti danni apportati alle colture. La classe dei nematodi più diffusa e dannosa nel nostro paese è quella del genere Meloidogyne. In particolare il famigerato nematode galligeno(Meloidogyne incognita), che vediamo nella foto al microscopio.

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Meloidogyne incognita

Esistono molte varianti di queste specie di nematodi. Essendo i danni assimilabili, le elenchiamo a solo fine divulgativo.

Nei paesi del Mediterraneo le specie rilevate più pericolose di nematodi galligeni oltre a quella sopra indicata sono tre:

  • Arenaria
  • Hapla
  • Artiellia

Le specie Meloidogyne Incognita e quella Arenaria, sono attive soprattutto nel periodo estivo. Le Meloidogyne Hapla e l’Artiella, possono provocare danni anche nelle colture autunnali e primaverili.

Altre famiglie di nematodi rilevate sul nostro territorio sono quelle del genere Heterodera, ossia i nematodi cisticoli. Nella foto vediamo il più diffuso nematode Heterodera scachtii, conosciuto come nematode cisticolo della barbabietola da zucchero

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Heterodera scachtii

Infine come specie dannosa di nostro interessa segnaliamo la presenza sul nostro territorio del nematode dei bulbi e degli steli Ditylenchus dipsaci

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Ditylenchus dipsaci

Come si vede dalle foto è veramente difficile, se non impossibile, una distinzione ad occhio nudo. L’identificazione della specie passa soprattutto attraverso il riconoscimento dei danni apportati alle colture orticole. Vediamo quali sono.

Riconoscimento dei danni dei nematodi alle colture orticole

Nematodi Galligeni

Iniziamo la disamina sui danni causati da questi parassiti del terreno partendo dal genere Meloidogyne, ossia i nematodi galligeni. Questi parassiti attaccano le piante alle radici provocando le famose “galle” (da qui il nome). Le galle sono quelle formazioni bollose che interessano l’apparato radicale.

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Galle di nematodi sulle radici

Se l’infestazione è elevata, le galle posso ricoprire interamente l’apparato radicale della pianta. In questo caso si formano galle anche di dimensioni di 1 cm. di diametro.

Il danno dei nematodi galligeni interessa il sistema linfatico della pianta, che si sviluppa con una crescita stentata. Altri sintomi sono: ingiallimento fogliario, accartocciamento delle foglie, formazione spropositata di radici secondarie. Se la cultivar colpita si trova nello stadio iniziale delle crescita, si arriva quasi sempre alla morte precoce della pianta.

Gli ortaggi interessati dagli attacchi dei nematodi sono diversi. Innanzitutto ci sono le solanacee, ossia: pomodori, peperoni, patate e melanzane. Poi le cucurbitacee, ossia: zucchine, cetriolo, melone. Ma anche altre varietà orticole, come fagiolini, insalate, sedano, prezzemolo e altre ancora, possono subire danni.
Il problema principale che si pone è quello di capire se la sintomatologia è associabile al parassita in questione. I sintomi che abbiamo elencato, difatti, possono essere riferiti a numerosi altri problemi delle piante, ad esempio un ingiallimento fogliario può essere dovuto a carenza di elementi nutritivi nel terreno.

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Galle di nematodi su fagiolino
Monitoraggio dei Nematodi Galligeni

Esiste un sistema per provare a monitorare la presenza di questi parassiti del terreno. L’attacco dei nematodi, infatti, di solito avviene inizialmente in delle zone delimitate, difficilmente tutto il campo viene immediatamente parassitizzato. Individuata quindi l’area di sofferenza del campo (o la singola pianta danneggiata), si estirpa tutto fin dalla radice. A questo punto, se osserveremo galle sull’apparato radicale, saremo abbastanza sicuri della presenza di nematodi.

Davanti all’infestazione, purtroppo, non resta che mettersi l’anima in pace e sperare che qualcosa si salvi. Non è possibile, infatti, contrastare l’attacco di nematodi con la coltura in atto.
Ciò che invece è possibile fare è organizzarsi per far sì che l’attacco non si ripeta negli anni successivi. È necessario iniziare a pensare a come rigenerare il nostro terreno e liberarlo dai parassiti. A breve vedremo come, ma intanto continuiamo a capire che tipo di danni provocano i nematodi.

Nematodi Cisticoli

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Danni da nematodi cisticoli

Abbiamo parlato dei nematodi cisticoli del genere Heterodera. Anche questi parassiti del terreno attaccano l’apparato radicale delle piante formando una sorta di cisti.
Le cultivar più interessate ed esposte agli attacchi di nematodi cisticoli sono le Chenopodiaceae, ossia la barbabietola da zucchero. Altre piante sono cavolfiori, verza, broccoli neri e crucifere in generale.
Le considerazioni fatte per i nematodi galligeni valgono anche per i nematodi
cisticoli.

Nematodi dei bulbi e degli steli (Ditylenchus dipsaci)

Azione molto diversa hanno i nematodi dei bulbi e degli steli Ditylenchus dipsaci. Questi parassiti del terreno non attaccano le radici ma le parti aeree della pianta. È una specie di nematodi che attacca foglie e fusti, provocando una riduzione nella crescita e l’ingiallimento fogliario. Le piante più colpite sono soprattutto le Liliacee, ossia: cipolle, porri e aglio, ma anche spinaci, sedano, fragole, barbabietola.

In questo caso il riconoscimento è più semplice. Il nematode parassita penetra nella pianta e vi si moltiplica facendo ingrossare fusti e foglie che si accartocciano. Nella foto vediamo delle piante di cipolla sane (sulla sinistra) e altre attaccate dal parassita (sulla destra), notate la differenza.

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Attacco su cipolle di nematodi dei bulbi e degli steli

Se l’attacco dei Ditylenchus dipsaci avviene nelle fasi iniziali della crescita, è probabile che la giovane piantina muoia.
Di solito sono i periodi caldi a favorire gli attacchi dei nematodi presenti nel terreno. Durante l’inverno, infatti, questi minuscoli vermi scendono in profondità e rimangono in una sorta di letargo, riprendendo poi la loro attività con l’inizio della primavera.

Circostanze favorevoli alla presenza di nematodi

Non tutti i terreni sono soggetti agli attacchi di nematodi. Le circostanze che favoriscono la presenza di questi parassiti del terreno dipendono dalla “stanchezza” di quest’ultimo. In genere, la stanchezza del terreno è dovuta a colture intensive perpetuate nel tempo, senza le rotazioni colturali adeguate e senza gli apporti significativi e continui di nuova sostanza organica.
Più in particolare, i nematodi trovano spazio nei terreni ipersfruttati, nelle colture intensive in serra e in campo aperto. Li troviamo inoltre nei suoli lavorati spesso, disidratati, gestiti in modo sbagliato, senza l’apporto di nuova sostanza organica, come il letame.

Purtroppo vi è la possibilità che un attacco di nematodi si verifichi anche in un orto domestico. Anzi, spesso le condizioni di coltivazione di un orto in casa favoriscono la presenza di questi parassiti del terreno. Questo per un’ovvia considerazione: il terreno a disposizione è poco. Questo vuol dire che non si possono effettuare le rotazioni adeguate o lasciare alla terra i giusti spazi di riposo. Inoltre, molto spesso è difficile per un orticoltore fai da tè procurarsi la sostanza organica per rigenerare periodicamente il terreno.

Come sono gestiti i nematodi in agricoltura convenzionale

Capiamo cosa bisogna fare per contrastare questi parassiti del terreno che ne compromettono la vitalità e il valore. Partiamo quindi dalle strategie di lotta chimica che in agricoltura convenzionale si sono succedute nel tempo.
Per anni è stato utilizzato il bromuro di metile, un vero e proprio veleno per fortuna messo al bando nel nostro paese. Attualmente vengono invece utilizzati altri prodotti chimici: o i fumiganti, come il dicloropropene, oppure i fosforganici.

Senza entrare nel dettaglio dell’utilizzo di questi prodotti, perché non interessano la nostra trattazione, vogliamo solo lasciarvi con una considerazione: ha senso eliminare i parassi del terreno, emersi probabilmente a causa di una cattiva gestione, immettendo nel terreno stesso del veleno? A noi sembra una contraddizione. Questo modo di agire, forse, è in grado di risolvere il problema nel brevissimo periodo, ma lo aggrava nel lungo. E soprattutto ha senso crescere i nostri ortaggi in un terreno avvelenato?
La risposta pensiamo che sia ovvia, e per suffragarla vi rimandiamo a questo articolo in cui si parla dei pericoli per salute dei più comuni insetticidi.

Vediamo quindi come agire in maniera biologica per far fronte al problema dei nematodi.

La difesa biologica dai nematodi, la corretta gestione del terreno

Lo sfruttamento e la cattiva gestione del terreno sono le cause dirette della comparsa dei nematodi. Dunque, una sua corretta gestione è la strada per risolvere il problema alla radice (è proprio il caso di dirlo!).
E’ quindi importante evitare la monocoltura e promuovere la biodiversità. Impiantare sullo stesso suolo le medesime colture ripetutamente porta inevitabilmente all’impoverimento e a fenomeni di stress.
Le rotazioni colturali e le consociazioni corrette in questo senso sono la strada maestra. Ne abbiamo parlato già in questo articolo.

Le piante hanno bisogno di “mangiare”, necessitano quindi di terreni con sostanze organiche. Come sappiamo, le concimazioni chimiche danno benefici solo nel breve periodo, nel medio e lungo termine danno luogo a fenomeni negativi. Uno su tutti: la degradazione e la salinizzazione del suolo.

La concimazione organica rende possibile il mantenersi del corretto equilibrio microbiologico del terreno. Di conseguenza, in questo modo si evitano fenomeni come quello dell’insorgere di parassiti come i nematodi. Quindi: giù di letame nei lavori di preparazione del vostro terreno!

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Cumulo di letame

Oltre al letame si può utilizzare il compost domestico come concime organico. Una buona pratica, questa, che consente di trasformare in nuova energia gli scarti del cibo e dell’orto.

Il sovescio di Brassicaceae come cura contro i nematodi del terreno

Il sovescio

Prima di parlare del sovescio di Brassicaceae capiamo cosa si intende per sovescio. Si tratta di una pratica agronomica, molto diffusa in agricoltura biologica. In sostanza, la semina come coltura intercalare di una specie erbacea (non destinata alla raccolta e al consumo) consente di apportare, attraverso l’interramento, significativi miglioramenti al terreno.
Tra le diverse famiglie botaniche con cui è possibile applicare questa tecnica ricordiamo le leguminose e le graminacee. Per quanto riguarda però la nostra trattazione sui parassiti del terreno, soffermiamoci sulle Brassicaceae, che con la loro attività biocida consentono di far guarire naturalmente il terreno dai parassiti nematodi, apportando nello stesso tempo sostanza organica.

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Rucola eruca sativa

Le Brassicaceae

Caratteristiche delle Brassicaceae (rapa, senape, rucola, colza, rafano, mostarda) sono le lunghe radici fittonanti. Queste consentono di andare in profondità nel terreno svolgendo al contempo un’ottima azione drenante. Di solito le Brassicaceae sono cultivar molto resistenti al freddo, quindi il sovescio si effettua in autunno o primavera. Il momento buono per l’interramento è quando le piante sono in piena fioritura. In questo periodo hanno la capacità di apportare al terreno elevate quantità di biomassa, con un rapporto carbonio/azoto (C/N), molto vicino a quello dell’humus.

Proprietà chimiche delle Brassicaceae

Le Brassicaceae sono da sempre considerate piante miglioratrici del terreno. In tutti gli organismi delle piante appartenenti a questa famiglia è presente il sistema glucosinolati-mirosinasi, ossia un sistema naturale di difesa della pianta che consente alle stessa di rilasciare, in seguito alla trinciatura, prodotti di idrolisi dei glucosinolati.

Si tratta di composti naturali allelochimici, caratterizzati da capacità biocide, e quindi di contrasto ai nematodi parassiti del terreno.
Detti composti, rilasciati naturalmente dalla pianta in seguito alla trinciatura e all’interramento, sono gli isotiocianati e i nitrili, che hanno attività biocida nei confronti dei nematodi e dei funghi presenti nel terreno.
Il rilascio di questi composti, oltre che con la trinciatura e l’interramento, avviene anche quando le radici della pianta sono attaccate direttamente.

Il nematode è attirato sulla radice, che una volta attaccata rilascia gli isotiocianati che impediscono a questi parassiti del terreno il completamento del loro ciclo di sviluppo. La diretta conseguenza è la diminuzione del livello di infestazione del terreno.
E’ opportuno fare una distinzione tra le varietà di Brassicaceae che contengono isotiocianati soprattutto nella parte epigea della pianta, come la Brassica juncea (senape indiana) e la Brassica rapa; e le varietà di Brassicaceae caratterizzate dalla presenza di isotiocianati soprattutto nelle radici, come l’Eruca sativa var. Nemat ed il Raphanus sativus.

Per un sovescio di Brassicaceae adatto a combattere i nematodi galligeni consigliamo l’utilizzo dell’Eruca sativa var. Nemat (rucola della particolare varietà Nemat, distribuita da alcune aziende del settore).

Quando e come effettuare il sovescio di Brassicaceae

Il sovescio di Brassicaceae può essere effettuato in due differenti periodi, o con semina all’inizio dell’autunno e interramento a fine novembre, o con semina agli inizi di aprile ed interramento nei primi di giugno.

La semina viene effettuata a spaglio e dev’essere molto intensa. La quantità di semi utilizzati è superiore alla semina consueta. Per una varietà come l’eruca sativa (rucola), occorrono 500/700 g di semi, per 1000 mq di terreno.
Come accennato per il sovescio di Brassicaceae non si utilizzano le medesime varietà che utilizziamo per la coltivazione destinata al consumo. Esistono delle apposite varietà che esaltano le caratteristiche biocide. Pertanto è opportuno ricercare presso rivenditori specializzati o in rete la disponibilità delle sementi.

Per eliminare i parassiti del terreno, il sovescio di Brassicaceae deve essere effettuato quando le piante sono in fioritura, prima però della produzione del seme. E’ in questa fase, infatti, che contengono elevate quantità di glucosinolati. Si deve operare la trinciatura fine e l’immediato interramento della biomassa ad una profondità di almeno 20 cm. Per effettuare queste due operazioni sarebbe opportuno utilizzare una trinciastocchi ed una fresa (o motozappa).

Al termine del sovescio di Brassicaceae si deve procedere ad un’abbondante bagnatura del terreno. E’ consigliabile farla a pioggia, al fine di indurre il processo di idrolisi e la produzione degli isotiocianati. Fatto questo, deve seguire un periodo di riposo del terreno, di almeno 15 giorni, prima di procedere con una nuova coltura. Per questo motivo è consigliato il sovescio autunnale, con conseguente periodo di riposo invernale, nel rispetto del ciclo naturale delle piante.

Come detto il sovescio di Brassicaceae consente oltre che la lotta biologica ai nematodi, anche la concimazione organica del terreno. Grazie a questo si elimineranno i parassiti del terreno e quest’ultimo recupererà le capacità naturali di produrre in maniera biologica le coltivazioni.



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