Coltivazione Biologica

La coltivazione del pero e le caratteristiche dell’albero

La coltivazione del pero è molto adattabile alle diverse condizioni climatiche del nostro Paese. Per questo motivo quest’albero da frutto viene impiantato con successo oramai da molto tempo, sia nelle regioni settentrionali che in quelle meridionali.
L’Italia, infatti, è il maggior produttore di pere a livello comunitario.
Coltivare questa pianta è molto vantaggioso anche nel frutteto familiare, a condizione che si seguano metodi di coltivazione biologica. In questo caso, infatti, si avrà poi la possibilità di mangiare frutti genuini, privi di pesticidi, e, dunque, dal sapore unico.

In quest’articolo diamo le principali informazioni sulle caratteristiche botaniche dell’albero di pero e vediamo come impiantarlo e curarlo nel frutteto.

L’identificazione del pero e le diverse specie esistenti

A livello botanico il pero appartiene alla famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia delle Pomoideae, genere Pyrus.
Le sue origini sono molto antiche e non precisamente collocabili, essendo oggi una coltura diffusa in tutto il mondo.
Ad ogni modo, si è soliti distinguere le diverse specie di pero in: occidentali e orientali.
Le specie occidentali fanno capo al Pyrus communis, il pero selvatico in Europa. Da questa specie deriva la maggior parte delle cultivar europee.
Le sottospecie più importanti di questo Pyrus sono:

  • Communis sativa, ovvero il pero coltivato oggetto della nostra trattazione;
  • Communis piraster o perastro, ossia il pero selvatico diffuso in tutta Italia.

Altre sottospecie del gruppo occidentale P. communis sono:

  • Achras,
  • Nivalis,
  • Piraina,
  • Salvifolia.

Le specie orientali del Pyrus, invece, sono:

  • Betulaefolia;
  • Calleryana;
  • Serotina;
  • Ussuriensis.

Caratteristiche botaniche del pero

Albero di pero in fioreIn natura, l’albero di pere ha forma conica nei primi anni di vita, per assumere poi, alla piena maturità, un aspetto più globoso.
La pianta ha un portamento eretto. Senza interventi di potatura può arrivare anche a 18 m di altezza.
Il tronco, nei primi anni, è liscio, ma, con l’avanzare dell’età, mostra nella corteccia profonde e numerose spaccature quadrangolari.
Il pero presenta gemme a legno o miste.
La produzione dei frutti avviene sui rami misti e sui brindilli, anche se la maggior parte delle varietà fruttifica sulle lamburde.
L’albero di pero ha foglie dotate di un picciolo lungo e sottile, sono glabre, ovali e con margine crenato. Si tratta di foglie di colore verde scuro sulla pagina superiore, più chiare in quella inferiore.
L’infiorescenza è un corimbo formato da 7-10 fiori, con quello centrale che si schiude per ultimo. Nel melo, invece, abbiamo visto che il fiore centrale sboccia per primo.

Fiori e impollinazione dell’albero di pere

Fioritura del peroI fiori del pero sono di tipo ermafrodito, di colore bianco. Il calice è formato da 5 sepali persistenti, ha corolla caduca composta da 5 petali, 15-30 stami con antere rossastre. Gli stili sono 5, filiformi, con gli stimmi di colore giallastro. Nell’ovario infero sono presenti 10 ovuli contenuti in 5 logge. L’area nettarifera è situata fra i petali e gli stami. Il nettare, emesso da 5 strette fessure, è poco zuccherino, dunque le api sono spesso attratte da altre specie fruttifere. Dato, però, che l’impollinazione è spesso incrociata e avviene appunto ad opera di api e altri insetti pronubi, nei pereti di grosse dimensioni si piazzano moltissime arnie.
Le varietà di pere sono in genere auto-incompatibili, per questo motivo si richiede l’impollinazione incrociata con varietà impollinatrici che svolgano questa funzione.
Bisogna scegliere cultivar impollinatrici dotate di attitudine fecondante e fioritura contemporanea alle varietà principali da impollinare.

Le piante impollinatrici devono essere il 10-15% sulla totalità dell’impianto, e devono essere poste in modo alternato alla varietà principale.
Nei paragrafi successivi, parlando di varietà, vedremo quali sono gli accoppiamenti migliori.

La pera

Il frutto del pero, ossia la pera, è in realtà un falso frutto. Deriva, infatti, dall’ingrossamento del ricettacolo fiorale, che all’interno porta 5 logge, che racchiudono 1-2 semi ognuna.
La forma della pera varia a secondo della cultivar: si va dalla classica forma piriforme a quella calebassiforme, fino a forme irregolari più o meno schiacciate.

Stadi fenologici del pero

E’ molto importante conoscere gli stadi fenologici dell’albero di pero, perché questo ci permette di capire quando è meglio intervenire con le operazioni di potatura e la difesa biologica da avversità e parassiti.
In sintesi gli stadi sono i seguenti:

  • Gemma propriamente detta (gemma ferma e gemma ingrossata);
  • Mazzetti affioranti;
  • Bottoni fiorali;
  • Fioritura: inizio, piena, caduta dei primi petali;
  • Caduta petali;
  • Allegagione;
  • Accrescimento del frutto.

Varietà di pere

La coltivazione del pero, a differenza di quella di altri fruttiferi molto coltivati come melo o pesco, ha un panorama varietale più ristretto.
Negli impianti specializzati, infatti, le varietà di pere più diffuse sono in particolare due: Abate Fetèl (la più esportata) e William (usata nella trasformazione). Seguono come diffusione le varietà Conference, Kaiser, Coscia (coltivata al Sud), Decana del Comizio. E’ invece quasi in disuso la varietà invernale Passa Crassana. Infine, varietà molto interessanti, ma ancora poco diffuse sono:

  • Carmen, estiva, con frutti colorati di rosso;
  • Falstaff, colorata e autunnale;
  • Angelys, tardiva.

Importante distinzione, parlando di varietà di pere, è quella in base all’epoca di maturazione, per cui avremo varietà:

  • Estive: Carmen, Coscia, William;
  • Autunnali: Abate F., Conference, Kaiser, Decana del Comizio;
  • Invernali: Passa Crassana e Angelys.

Vediamo nel dettaglio la descrizione delle principali varietà, in modo da poter orientare al meglio la scelta d’impianto nel frutteto.

Abate Fetèl

Ottenuta in Francia nel 1876 dall’omonimo abate, la Fetèl è una delle cultivar più diffuse e richieste con maturazione autunnale. E’ impollinata dalle varietà Coscia, Kaiser e Passa Crassana. Dà vita a un albero di medio vigore, fruttifica prevalentemente sulle lamburde e richiede energici interventi di potatura di produzione. Infine, ha un frutto allungato di forma calebassiforme.

Conference

La Conference è invece una varietà ottenuta in Inghilterra nel 1885. Da noi è ampiamente diffusa in pianura padana. Precoce nella messa a frutto, produce soprattutto sulle lamburde inserite sui rami di due anni, perciò richiede una potatura medio-corta.
Si consocia per l’impollinazione con le varietà: Guyot, William e Passa Crassana.
E’ molto produttiva, anche se soggetta ad alternanza.
Il frutto ha la buccia dal tipico aspetto rugginoso.

Coscia

La pera Coscia è una varietà di origine italiana, coltivata al Sud, di dimensioni medio-piccole.
Ha una buccia liscia e sottile, di colore verde chiaro quando acerba. Diventa giallo intenso con evidenti macchie rosse nelle zone esposte al sole, quando raggiunge la maturità.
La polpa delle pere Coscia è di colore bianco-cremoso con consistenza granulosa, leggermente profumata, succosa e molto zuccherina.
Il pero Coscia è impollinato dalla varietà William o dalla più particolare Santa Lucia.

Falstaff

La Falstaff è una varietà italiana ottenuta dal Cra di Forlì, dall’incrocio Abate F. X Cascade. Il frutto è simile a quello dell’Abate f., ma con il 70% di colore rosso intenso. Buoni sia i caratteri agronomici della pianta, che quelli organolettici del frutto.

Kaiser o Imperatore Alessandro

Antica cultivar di origine francese, l’Imperatore Alessandro è molto diffusa al Nord. Presenta una lenta messa a frutto, ma ha una produttività elevata e costante.
Il pero Kaiser è vigoroso, ben riconoscibile per i rami penduli. Proprio per via di questi rami richiede lavori di potatura di produzione leggeri.
Buone varietà impollinatrici per la Kaiser sono: Conference, Decana del Comizio e Passa Crassana. Il frutto è di grosse dimensioni, con buccia rugginosa.

William

Varietà ottenuta nel 1770 dal botanico William a Londra, è la cultivar estiva più diffusa in Italia. Questa pera possiede infatti le migliori qualità gustative. L’albero è molto produttivo, e fruttifica, oltre che sulle lamburde, anche sui rami misti e sui brindilli.
Le impollinatrici della William sono: Conference, Decana del Comizio e Passa Crassana.

La coltivazione del pero

Esigenze climatiche dell’albero di pere e precauzioni

Pere matureLa coltivazione del pero si adatta bene alle condizioni climatiche di gran parte d’Italia. Quest’albero preferisce un clima temperato-fresco, soffrendo un po’ sia i forti freddi che le elevate temperature accompagnate da lunga siccità.
Rispetto al melo, l’albero di pere è più sensibile al freddo. Con temperature di -15/-20 °C, si possono manifestare danni alle gemme miste e spaccature sul tronco. Quindi, nelle zone in cui s’impianta, se ci sono rischi di tali abbassamenti di temperatura, bisogna prevedere sistemi di protezione dal gelo.
Le gelate primaverili tardive sono ancora più pericolose, poiché l’albero è nello stadio dei bottoni fiorali o dell’antesi. In queste fasi, la gelata può compromettere l’allegagione e dunque la produzione dell’anno.
Nel periodo estivo, viceversa, una forte insolazione può danneggiare i frutti in fase di maturazione. Questo è vero specie nelle parti della chioma più esposte al sole. In regioni molto calde, occorre sistemare una rete ombreggiante per proteggerle.

Metodi di propagazione

Il pero si può propagare sia per via gamica che per via agamica.
La riproduzione gamica è quella da seme e serve per ottenere i portainnesti franchi.
Le tecniche di riproduzione agamica sono invece: talea, margotta di ceppaia, micropropagazione e innesto.
L’innesto è la tecnica di riproduzione più usata in vivaio.
A fine estate viene praticata la tecnica dell’innesto a gemma dormiente, mentre in febbraio-marzo l’innesto a spacco.

Portainnesto franco

Il franco, in passato, era il portainnesto più impiegato nella coltivazione del pero. Ancora oggi compare in nuovi pereti fatti in terreni marginali. In Italia si usa il franco del Pyrus communis, ottenuto da semi di piante spontanee o dalla varietà William.
Gli inconvenienti del portainnesto franco nella coltivazione del pero sono un po’ quelli comuni: eccessiva vigoria della pianta, lenta messa a frutto e disomogeneità.
I vantaggi, invece, sono la buona affinità d’innesto, l’adattamento ai diversi tipi di terreno (anche calcarei e siccitosi), il buon ancoraggio per l’ampio sviluppo radicale.

Il portainnesto cotogno e gli altri

Alberi di pero innestati
Il portainnesto cotogno, Cydonia oblonga, è quello più usato per le nuove coltivazioni di pero. Questo perché limita la vigoria delle piante, anticipa l’entrata in fruttificazione, conferisce ai frutti buoni caratteri gustativi.
L’apparato radicale, in genere poco sviluppato, non consente un saldo ancoraggio al terreno, per cui le piante innestate sul cotogno necessitano di sostegno e irrigazione regolare.
Di contro, questo portainnesto ha due grossi limiti:

  • Disaffinità d’innesto;
  • Clorosi ferrica.

Disaffinità d’innesto

Il problema della disaffinità d’innesto del pero cotogno si manifesta su alcune varietà, come Kaiser e William. Provoca innanzitutto ingrossamento del punto d’innesto, precoce caduta delle foglie, stentato sviluppo della pianta. Per superare questo problema, si ricorre al sovrainnesto o innesto intermedio. In sostanza, si innesta la varietà da propagare su un’altra varietà più affine, che poi viene innestata sul cotogno.

Clorosi ferrica

La clorosi ferrica, invece, si manifesta sui terreni calcarei ed è un difetto proprio del cotogno. Se il vostro terreno ha un calcare attivo superiore al 4% si sconsiglia l’uso del cotogno come portainnesto.
Tuttavia il cotogno è rappresentato da una grande eterogeneità di tipi, ognuno con caratteri differenti. Ciò ha consentito di selezionare cotogni portainnesti discretamente affini alle principali cultivar di pero.

Cotogni consigliati per il portainnesti

I portainnesti cotogni consigliati sono i seguenti:

  • Cotogno BA 29, che conferisce alle cultivar innestate media vigoria, rapida messa a frutto e produttività elevata. Predilige terreni freschi e fertili, tollera il calcare attivo fino al 6-7%. Adatto alla varietà Abate Fetèl, con l’impiego d’innesto intermedio.
  • Cotogno Sydo, che genera piante di vigoria inferiore a BA 29. E’ meno tollerante al calcare attivo, ma garantisce una rapida entrata in produzione e un’elevata produttività. Su terreni vocati alla coltivazione del pero si adatta alle principali varietà.

Altri portainnesti per la coltivazione del pero

Se il terreno non è vocato alla pericoltura l’alternativa ulteriore è il portainnesto ricavato da piante auto-radicate. Questi portainnesti inducono elevata vigoria e una lunga fase giovanile. A loro favore, però, ci sono: assenza di disaffinità, notevole rusticità, buona tolleranza al calcare attivo, elevata produttività. Da evitare in terreni fertili, ma scelta da valutare in terreni difficili.
Altre piante utilizzabili come portainnesto del pero sono: il biancospino, l’azzeruolo, il sorbo domestico.

Il terreno ideale per la coltivazione del pero

La scelta del portainnesto del pero è dunque strettamente collegata alle caratteristiche del terreno. Il pero innestato su franco sopporta un terreno con calcare attivo fino al 12%. Inoltre si adatta a terreni poco fertili, calcarei e siccitosi.
In generale il pero predilige terreni con pH tra 6,5 e 7,5, di medio impasto e buona fertilità. In queste condizioni la maggior parte dei macro e micro-elementi viene facilmente assorbita. Sono da evitare i suoli con valori di pH minori di 5,4 e maggiori di 8,8. Questo è il tipo di terreno adatto ai portainnesti appartenenti al cotogno.

Messa a dimora

Per la messa a dimora del pero vi consigliamo di seguire le nostre indicazioni generali sul come piantare un albero da frutto.
I periodi migliori per l’impianto sono l’autunno, dopo la caduta delle foglie; e la fine dell’inverno, prima della ripresa vegetativa

Irrigazione

L’irrigazione del pero è un fattore molto importante da tenere in considerazione per sua la buona riuscita.
La sempre maggiore siccità nei periodi estivi e l’uso di portainnesti poco vigorosi (con apparato radicale meno sviluppato), hanno accentuato con il tempo questa esigenza.
I sistemi irrigui più usati nella coltivazione del pero sono:

L’utilizzo di uno di questi sistemi è importante, l’acqua, infatti, consente di avere una produzione costante, con frutti di pezzatura omogenea.

Concimazione

Nella coltivazione del pero molto importante è la concimazione al momento dell’impianto, con letame maturo ammendato al terreno. In alternativa è possibile usare dello stallatico pellettato (qui trovate un’ampia sceltastallatico pellettato).
Negli anni successivi si può integrare con l’apporto di altri concimi organici. Ad esempio la pollina è ottima sia in termini di apporto di azoto, che di fosforo. In caso di carenza di potassio, in regime biologico è possibile usare solfato di potassioSolfato di potassio e borlandaBorlanda.

Tuttavia, se il nostro pereto viene gestito con l’inerbimento e periodici sovesci di leguminose, la quantità di humus presente nel terreno aumenta costantemente. Di conseguenza gli apporti esterni di concime sono meno necessari.

Gestione del suolo

Sia negli impianti di pero specializzati, che nei frutteti familiari, la tecnica dell’inerbimento è la migliore per gestire il suolo. La consociazione del pero con una leguminosa apporta notevoli vantaggi per la concimazione verde, ma anche per la possibilità di attrarre più insetti utili e quindi migliorare la biodiversità dell’agro-sistema.

La potatura del pero, forme di allevamento e sesti d’impianto

Si tratta di una delle operazioni colturali più importanti. Dipende da diversi fattori, come la forma di allevamento, che a sua volta determina il sesto d’impianto. Vista l’ampiezza del tema, vi rimandiamo all’articolo La potatura del pero nelle forme di allevamento più comuni.

Avversità e parassiti

Il pero è una coltura molto diffusa in Italia. Negli ultimi anni sono in aumento gli attacchi da parte di agenti patogeni e parassiti.
In questo paragrafo finale vediamo quali sono le avversità più comuni a cui è soggetto un albero di pero.

Agenti patogeni

In una coltivazione del pero bisogna prestare molta attenzione ai seguenti agenti patogeni:

  • Colpo di fuoco batterico, Erwinia amylovora;
  • Ticchiolatura, Venturia pirica – Fusicladium pyrinum;
  • Maculatura bruna, Stemphylium vesicarium
  • Cancri delle pomacee, Nectria galligena – Phomopsis mali – Sphaeropsis malorum;
  • Valsa, Valsa ceratosperma;
  • Brusone;
  • Marciumi calicini

Parassiti

Anche diversi parassiti aggrediscono la coltivazione del pero. I principali sono:

  • Cocciniglia di S. José, Comstockaspis perniciosa;
  • Pseudococcide, pseudococcus comstocki;
  • Antonomo, Anthonomus pomorum;
  • Tentredine del pero, Hoplocampa brevis;
  • Afide grigio del pero, Dysasphis piri;
  • Psilla, Cacopsylla pyri;
  • Tingide del pero, Stephanitis pyri;
  • Carpocapsa, Cydia pomonella;
  • Cidia molesta;
  • Caliroa, Caliroa limacina;
  • Capua, Adoxophyes orana;
  • Eulia, Argyrotaenia pulchellana;
  • Pandemis, Pandemis cerasana;
  • Archips, Archips podanus;
  • Rodilegno giallo, Zeuzera pyrina
  • Rodilegno rosso, Cossus cossus;
  • Ragnetto rosso, Panonychus ulmi;
  • Eriofide rugginoso, Epitrimerus pyri;
  • Eriofide vescicoloso, Eriophyes pyri.

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