La coltivazione del pesco, la scelta delle varietà e le cure colturali

La coltivazione del pesco con metodi biologici desta molto interesse, essendo tra le cultivar più diffuse e amate d’Italia. Iniziare a coltivare quest’albero nel proprio frutteto familiare, vuol dire per prima cosa conoscere le caratteristiche botaniche di questa pianta. Avendo le giuste conoscenze, infatti, si potranno fare di volta in volta le scelte corrette per le migliori cure colturali.
In quest’articolo parliamo quindi di ciò che c’è da sapere su quest’albero da frutto. Vediamo come scegliere la varietà migliore (col relativo portainnesto), che si adatti al meglio nel nostro areale di coltivazione. Infine scopriamo quali sono le giuste cure colturali del pesco, dalla messa a dimora fino alle operazioni di raccolta.

Ma prima di addentrarci nella coltivazione del pesco, osserviamo la sua identificazione botanica.

Il pesco, identificazione botanica e origini

Coltivazione del pescoIl pesco (Prunus persica) è un albero da frutto che appartiene alla famiglia botanica delle Rosaceae, genere Prunus. A questo genere appartengono anche altre cultivar molto note quali: mandorlo, ciliegio, albicocco e susino.
In gergo agronomico il pesco è ricompreso tra le Drupacee.
Questa pianta è originaria dell’ovest della Cina, anche se per secoli si è creduto fosse persiana (l’attuale Iran). A questo equivoco si deve il nome della specie.
La coltivazione del pesco fu introdotta nell’impero Romano grazie ad Alessandro Magno. Da Roma si diffuse in tutto il Bacino del mediterraneo, grazie alle favorevoli condizioni climatiche.
L’Italia, da sempre produttore leader nel Mediterraneo, è oggi al secondo posto nella produzione mondiale di pesche (dopo la Cina).
Le regioni italiane dove la coltivazione del pesco è più diffusa sono l’Emilia Romagna e la Campania,. Questo dimostra che il pesco può essere coltivato dappertutto nel nostro Paese.

Caratteristiche botaniche dell’albero di pesco

Albero di pescheIl pesco è un albero di dimensioni variabili. Può raggiungere anche gli 8 m di altezza, ma in media le piante a piena maturazione sono alte 4-6 metri.
Si tratta di una pianta basitona, ossia caratterizzata dai germogli alla base del ramo più sviluppati di quelli in cima.
Anche il suo portamento è variabile, e può essere: aperto, compatto, assurgente, colonnare, pendulo, espanso, arcuato, ecc.
La dimensione e il portamento del pesco sono influenzate, in primis, dal vigore vegetativo, ma soprattutto dalla dimensione degli internodi, carattere qualitativo che cambia a seconda della varietà.
Il fusto dell’albero è dritto, con superficie liscia-squamosa. La corteccia è grigio-rossastra e con il tempo tende a scurirsi. Le ramificazioni nelle giovani piante sono di color verde-rossastro, per poi diventare grigie. L’albero ha un apparato radicale molto ramificato ed espanso, anche se piuttosto superficiale.

Foglie, fiori e frutti del pesco

Fiori di pescoLe foglie del pesco hanno una caratteristica forma allungata, sono lanceolate, strette e seghettate.
I fiori, che compaiono sull’albero prima delle foglie, sono ermafroditi, ascellari, dal tipico colore rosa più o meno intenso.
I petali del fiore di pesco sono cinque, con calice gamosepalo e cinque sepali. Hanno inoltre numerosi stami, fino a 20-30.
L’albero è, in genere, autofertile, non ha quindi bisogno dell’impollinatore.
Gli ovuli all’interno del fiore sono di norma due, anche se solo uno viene fecondato e giunge a maturazione.
Per questa ragione il nocciolo del pesco contiene un unico seme (detto mandorla). Il sapore del seme è molto amaro, per via dell’elevato contenuto di amigdalina, un glucoside cianogenetico.

I frutti, ossia le pesche, sono drupe di consistenza carnosa e forma tondeggiante.
La drupa è solcata longitudinalmente ed è coperta dalla buccia,
che può essere tomentosa (nelle pesche) o glabra (nelle pesche-noci). Il colore della buccia dipende dalla varietà specifica e può variare dal rosso accesso, al quasi bianco.
La polpa do solito è succulenta, con sapore zuccherino più o meno acidulo.
Questa consistenza è dovuta all’elevato contenuto in acqua e alla presenza di pectina. La colorazione dipende dalla varietà, può essere bianca, gialla o verdastra.
La maturazione delle pesche avviene a partire dalla prima metà di maggio, specie nelle zone meridionali. Si può attendere fino alla fine di settembre, invece, per le varietà con periodo di raccolta più tardivo.

La scelta varietale

PescheNella coltivazione del pesco con metodi bio, grande importanza va riservata alla scelta della varietà migliore. Uno degli aspetti principali da considerare è la bassa suscettibilità ad avversità e parassiti riscontrati nella vostra zona di coltivazione. In questo senso è opportuno scegliere varietà con ciclo precoce o medio, che non maturino in piena estate. Questo perché, con il caldo aumentano i problemi di tipo fitosanitario.
Tra le cultivar fruttifere più diffuse in Italia, il pesco da sempre fa registrare la più ampia scelta varietale. Ogni anno si registra infatti una nuova varietà.
Ciò, nel tempo, ha modificato il tradizionale assortimento varietale della peschicoltura italiana, con molte varietà autoctone andate perdute.

Questo comporta anche modifiche nelle caratteristiche organolettiche dei frutti.
Ad esempio le pesche sono sempre più rosse, mentre prima erano più chiare e sfumate.
Oppure la polpa ha un sapore più piatto, rispetto a quello deciso delle vecchie varietà nostrane.
Infine, sempre per ragioni commerciali, anche dimensione e consistenza dei frutti sono maggiori nelle nuove varietà, rispetto alle tradizionali.
Com’è ovvio, l’ideale sarebbe riscoprire varietà tipiche, che hanno una storia sul territorio. Questa ricerca è però ardua e spesso vana.
Fatte queste dovute considerazioni, vediamo ora quali sono le varietà migliori presenti oggi sul mercato, consigliate in agricoltura biologica.
Le varietà di pesco producono frutti che si distinguono in:

  • Pesche per il consumo fresco (a polpa gialla o bianca)
  • Nettarine o pesche-noce (a polpa gialla o bianca)
  • Percoche

Varietà di pesche a polpa gialla

Tra le varietà di pesche a polpa gialla, le più consigliate da impiantare e allevare in agricoltura biologica sono:

  • Spring Belle: frutti a maturazione precoce (prima metà di giugno). Buona resistenza ai patogeni. Produttività media, consistenza e pezzatura dei frutti discreta.
  • Royal Glory: varietà che dà vita a una pianta vigorosa, con elevata produttività costante nel tempo. I frutti hanno un’ottima pezzatura, sono omogenei e dal colore intenso. Maturazione medio-precoce, nella prima metà di luglio. Nella polpa dei frutti sono presenti delle tipiche venature rosse.
  • Red Haven: varietà di pesca tradizionale, con la buccia bicolore. Ottima produttività e pezzatura. Resistente alle principali malattie. Buono il sapore dei frutti, che maturano nei primi quindici giorni di luglio.
  • Maycrest: la più precoce delle varietà, matura infatti nei primi di giugno. Registra produttività incostante, piante di media vigoria e pezzatura buona solo se ben potate e diradate. Il sapore dei frutti non è eccezionale. Il suo grande vantaggio è la precocità, che evita grossi problemi con patogeni e parassiti.
  • Glohaven: epoca di maturazione media, tra la fine di luglio e i primi di agosto. Sapore molto buono, con frutti di ottima pezzatura. Colorazione chiara e poco estesa sui frutti. Elevata tomentosità della buccia, che la rende meno sensibile agli attacchi di monilia del pesco.
  • Symphonie: pianta di pesco standard, facile da gestire anche per i più inesperti. Buona produttività con frutti di discreta pezzatura. La colorazione è intensa ed estesa, il sapore discreto. Media è la rusticità dei frutti, con epoca di raccolta nei primi di agosto. Da sottolineare che i frutti tengono bene sulla pianta, il che consente la raccolta al giusto stadio di maturazione.

Varietà di pesche a polpa bianca

In frutticoltura biologica le varietà di pesche a polpa bianca più impiegate sono:

  • Iris Rosso: varietà con ottimo sapore dei frutti, che sono allo stesso tempo molto rustici. La colorazione è estesa, ma la tonalità è opaca. Maturazione precoce, nella prima settimana di luglio.
  • Rosa del West: varietà che dà vita a un albero di pesche rustico e con buona vigoria. Frutti di buona pezzatura, con colorazione della buccia dal rosato al rosso intenso con tonalità opaca. Il sapore di questa varietà è ottimo. Tempo di maturazione medio, verso la fine di luglio.
  • Duchessa d’Este: varietà rustica, ottima sotto l’aspetto vegeto-produttivo. La forma dei frutti è regolare, con una bella colorazione, gradevole e attraente. Buonissimi i frutti, che sono di media consistenza. Maturazione più tardiva, in agosto.

Varietà di nettarine a polpa gialla

La coltivazione del pesco comprende anche le pesche-noce a polpa gialla. Sono varietà molto apprezzate e diffuse, ecco le migliori:

  • Ambra: dà vita a una pianta vigorosa, con fioritura abbondante. Ha una grandissima produttività, per questo deve subire diradamenti e interventi di potatura più intensi, per non pregiudicare la pezzatura. Ha un sapore buono, il periodo di maturazione è piuttosto precoce, in giugno.
  • Stark Red Gold: produttività elevata e costante. Frutti di buona pezzatura e consistenza. Ottimo il sapore della polpa, mentre la buccia ha una colorazione tenue. Varietà delicata, mediamente sensibile alle principali malattie del pesco. Matura verso la fine di luglio.
  • Venus: varietà con frutti saporiti e gustosi, anche dopo la conservazione in frigo. Ha una produttività media, ma ha una certa sensibilità alla monilia.
  • Lady Erica: varietà con buona produttività e consistenza. Frutti dal sapore un po’ acidulo. La pianta non ha un grosso vigore, ma manifesta una naturale tolleranza alla bolla del pesco. Di contro ha una certa sensibilità alla moniliosi. Maturazione tardiva, verso la fine di agosto.

Varietà di nettarine a polpa bianca

La coltivazione delle nettarine a polpa bianca è poco diffusa. Queste sono le principali varietà: Silver King, Caldesi Silver Star, Silver Moon.

Varietà di percoche

La coltivazione delle percoche è destinata più che altro alla trasformazione industriale. E’ in Campania che si concentra la maggiore produzione. Tra le varietà ricordiamo: Federica, Tirrenia, Loadel, Villa Giulia, Romea, Villa Adriana, Tebana, Adriatica, Lamone, Villa Ada, Villa Doria, Carson, Vivian, Andross, Jungerman, Merriam.

La scelta del portainnesto

La coltivazione del pesco avviene su dei portainnesti, vediamo quali sono i principali e quali caratteristiche hanno:

  • PS A5, franco di pesco da seme. E’ il più classico dei portainnesti, anche se in progressivo abbandono. E’ poco vigoroso, adatto per terreni con un ottimo drenaggio, vergini, fertili, profondi. Data la poca vigoria si adatta bene a varietà molto vigorose. Ha un’elevata sensibilità alla clorosi ferrica e non tollera i ristagni idrici e la stanchezza del terreno.
  • GF 677, è un ibrido di pesco e mandorlo. E’ il portainnesto più usato, in quanto garantisce una crescita regolare delle piante, con un’elevata produttività. E’ buono anche sui terreni siccitosi e con un’alta percentuale di calcare attivo. Ritarda un po’ la maturazione dei frutti e, nelle piante giovani, ne riduce la pezzatura.
    Il suo più grande limite è l’elevata suscettibilità all’Armillaria mellea, una malattia fungina che si presenta di frequente quando viene reimpiantato sullo stesso terreno un pescheto.
  • Penta, portainnesto selezione di susino europeo, molto vigoroso. E’ idoneo per terreni argillosi e per un reimpianto (ristoppio). Migliora la colorazione dei frutti.
  • Ishtara, portainnesto ibrido molto complesso di pesco e mirabolano. E’ seminanizzante, molto produttivo. Induce precocità di maturazione di 3-5 giorni rispetto a GF677. Inoltre, migliora la colorazione e la pezzatura dei frutti. Sensibile alla siccità e alla clorosi ferrica.

Messa a dimora dell’albero di pesco

Al momento dell’impianto di un pescheto la scelta del materiale vivaistico da mettere a dimora può essere orientata verso:

  • Astone di 1 anno
  • Portinnesto innestato a gemma dormiente
  • Portinnesto da innestare dopo un anno dalla messa a dimora

Per quanto riguarda la prima opzione si consigliano astoni con apparato radicale ben sviluppato. Il fusto, partendo dal colletto, dovrà essere ben lignificato per almeno 1 m. L’innesto deve essere compreso entro 30 cm dal colletto, con diametro di almeno 1,2 cm sopra il punto di innesto. Gli astoni, inoltre, non devono evidenziare danni o attacchi di parassiti alle radici, al colletto e al fusto.
Le piante innestate a gemma dormiente devono presentare almeno una gemma attecchita, di diametro, a 10 cm dal colletto, di almeno 1 cm.
Vi consigliamo inoltre di leggere l’approfondimento sulla messa a dimora di un albero da frutto.

Forme di allevamento dell’albero di pesche

L’albero di pesche è molto malleabile e quindi si adatta bene ad essere allevato con diverse forme. La distinzione principale che si fa è tra le forme di allevamento a parete e le forme a volume.

Allevamento a parete

Queste forme d’allevamento si sviluppano in altezza. Presentano il vantaggio di ridurre la sensibilità alle gelate tardive e in un grosso impianto di pesche sono facilmente meccanizzabili. Lo svantaggio sono gli elevati costi d’impianto, anche perché hanno bisogno di sostegni. Sono dunque da valutare soprattutto per chi vuole fare peschicoltura a livello professionale.
Le forme a parete derivano dalla palmetta classica, che è stata via via abbandonata. Vediamo quali sono:

Candelabro o palmetta 3 branche

La coltivazione del pesco allevato a candelabro prevede un palco di branche che dipartono da terra da un’altezza di 40-50 cm e arrivano all’altezza voluta, fino a 3,5-4 m.
Questa forma consente una precoce entrata in produzione e tempi e costi di costruzione della forma inferiori alla vecchia palmetta.

Fusetto

Con la forma a fusetto l’albero ha un solo asse verticale, le cui branche fruttifere diminuiscono di lunghezza procedendo verso l’apice vegetativo, formando una sorta di cono. Con questa forma, che non occupa molto spazio, si possono ottenere elevate densità d’impianto. Lo svantaggio sono gli elevati costi di costruzione. Si adatta bene a varietà dal vigore contenuto e maturazione medio-tardiva.

Allevamento in volume

Con queste forme la coltivazione del pesco è più gestibile e l’impianto meno costoso, non presentando strutture di sostegno.
Le dimensioni sono più contenute in altezza rispetto alle forme a parete, il che espone di più le piante al rischio di gelate tardive in primavera.

Vaso ritardato

Allevamento di peschi a vaso
Allevamento di peschi a vaso
Questa forma asseconda il naturale portamento espanso del pesco e viene ottenuta solo usando strumenti di potatura (quindi senza usare elementi di sostegno). Ha lo svantaggio di avere bassa densità di impianto, allungando così il periodo improduttivo del pescheto e la produzione totale. E’ la forma più diffusa in ambito amatoriale, vediamo come si esegue.
L’impianto è da realizzarsi preferibilmente usando astoni non spuntati e buoni rami anticipati. Quest’ultimi, che si formano in vivaio, hanno la caratteristica di avere un ampio angolo di inserzione sull’asse centrale.
Questo garantisce la formazione di una struttura scheletrica solida e razionale.

E’ possibile che l’astone sia troppo vigoroso o sprovvisto di buone gemme a legno. In questo caso è consigliabile spuntarlo a 10-15 cm sopra il punto d’innesto, ricostituendo la pianta da un nuovo germoglio. Anche le piante a gemma dormiente si possono usare per questa forma di allevamento.
Con l’allevamento a vaso la potatura dei primi due anni è ridotta praticamente a zero. Fa però eccezione l’eliminazione dei rami inseriti sui primi 40 centimetri di tronco.
La permanenza dell’asse centrale per i primi 2-3 anni favorisce la formazione di branche laterali aperte, senza l’uso dei tiranti.
La forma definitiva s’imprime durante la potatura in verde (vedi paragrafi successivi) del terzo anno. Qui si procede alla spuntatura dell’asse centrale ad un’altezza da terra di 70-90 cm, in modo da lasciare sul tronco 4-5 branche permanenti.

Ipsilon trasversale

Consiste in una modifica della forma a vaso, in cui vengono lasciate solo le due branche che vanno verso il centro del filare. Anche questa forma è libera e più gestibile da terra in tutte le principali operazioni colturali (potatura, diradamento e raccolta).
Questa forma raddoppia la densità di impianto.

Sesto d’impianto

A seconda della forma di allevamento scelto per la coltivazione del pesco, si avrà una diversa densità del sesto d’impianto.

  • Forma a candelabro 4,5 m tra le fila 3 sulla fila
  • Fusetto 5×2
  • Vaso ritardato 6×4
  • Ipsilon trasversale 6×2

La coltivazione del pesco

Tipo di terreno

Pesca maturaIn generale, il terreno migliore per la coltivazione del pesco, specie se innestato su portainnesti franco, è di medio impasto. Inoltre, dev’essere permeabile, profondo, con buona disponibilità idrica.
Il sottosuolo ideale è drenante, con capacità di sgrondo delle acque in eccesso, e poco calcare attivo (non superiore al 4%).
I valori del pH devono essere compresi tra 6,5 e 7,2. E’ importante, quindi misurare il pH del terreno e comprendere cosa implica il pH per le colture.
Questi riferimenti sul tipo di suolo sono comunque generici, dato che, come abbiamo visto, la scelta di un portainnesto diverso può modificare anche le condizioni di adattabilità.

Esigenze climatiche

A livello climatico teniamo in considerazione che la coltivazione del pesco resiste molto bene al freddo invernale. Ciò che tollera di meno sono le piogge frequenti, associate ad elevata umidità. Innanzitutto, le piogge possono dar luogo a ristagni d’acqua, con conseguente asfissia radicale. Nel periodo primaverile, inoltre, eccessive precipitazioni agevolano l’azione di pericolosi parassiti fungini e ostacolano l’impollinazione. Naturalmente parliamo di piogge incessanti, al di fuori dei normali temporali.
Danni gravi può provocare anche la grandine, specie a ridosso della piena maturazione dei frutti e della raccolta.

Irrigazione e gestione del suolo

La pianta di pesco ha una certa esigenza idrica, che non sempre arriva dalle normali precipitazioni.
I fabbisogni idrici della coltivazione del pesco, inoltre, come sappiamo, variano in base a diversi fattori. Tra questi abbiamo visto il terreno, la piovosità media, il portainnesto e la varietà scelti.
In particolare, la distribuzione dell’acqua deve essere più frequente nei terreni sciolti rispetto a quelli compatti.
Inoltre, c’è maggiore bisogno d’acqua in primavera e inizio estate per le varietà precoci.
Altri accorgimenti sono in funzione dello stadio vegetativo. Stiamo parlando dell’irrigazione, che deve essere: abbondante nella fase di fioritura, scarsa fino all’indurimento del nocciolo, più forte durante l’accrescimento del frutto, limitata dopo la raccolta anche se continua, in modo da favorire la differenziazione delle gemme e l’accumulo di sostanze di riserva.

La gestione del suolo è strettamente correlata all’irrigazione.
Se il nostro frutteto è irriguo, con la possibilità di fornire irrigazione artificiale quando serve, allora la tecnica dell’inerbimento parziale del terreno è la migliore.
Se invece non si hanno disponibilità idriche, l’inerbimento va in eccessiva competizione idrica con la coltura. In questo caso, quindi, è meglio optare per lavorazioni del suolo superficiali e periodiche.
In terreni soggetti a dilavamento ed erosione, la tecnica dell’inerbimento parziale è comunque da preferire.

Concimazione del terreno

Nella coltivazione del pesco molto attenzione dev’essere posta alla concimazione organica.
Nel momento dell’impianto, deve essere apportato ad ogni singola pianta del letame maturo.
Negli anni successivi, se il suolo è gestito con lavorazioni superficiali, si può adoperare in autunno il sovescio di leguminose.
Se il terreno viene curato con l’inerbimento parziale, la sostanza organica deriva dai periodici sfalci. In questo caso, però, deve essere integrata con concimazioni organiche a base di letame maturo, da spargere vicino alla base delle piante. Il momento migliore per la distribuzione del concime organico è nella fase di post raccolta. Se non si ha a disposizione del letame animale proveniente da allevamenti bio, si può optare per dello stallatico pellettato biologicoStallatico pellettato.

Potatura del pesco

Potatura estiva del pesco
Potatura estiva
Nell’albero di pesco le operazioni di potatura servono, oltre che per imprimere la forma d’allevamento desiderata, anche per cercare di stabilire un equilibrio tra l’attività vegetativa e quella produttiva. In questo modo si assicura un’adeguata e costante produzione, sia dal punto di vista quantitativo, che qualitativo.
Per eseguire in modo corretto le operazioni di potatura di produzione, si devono tener presente alcune variabili. In primo luogo la vigoria della varietà che abbiamo impiantato e le caratteristiche di fruttificazione della cultivar. Altro fattore è capire se la pianta abbia subito attacchi di funghi o parassiti, così da correggere gli eventuali danni.
Questo tipo di potatura, detta anche invernale, può essere eseguita all’inizio dell’autunno o dalla fine di gennaio fino alla fioritura. E’ da evitare l’operazione in autunno avanzato o inizio inverno. In questi periodi è maggiore il rischio di gelate e piogge frequenti, che favoriscono malattie e cancri del legno.

La produzione del pesco inizia in età giovanile. Già dal secondo anno compaiono i primi frutti e dal quarto-quinto inizia la piena produzione. L’intensità degli interventi di diradamento dei rami misti deve essere via via crescente, fino a raggiungere il 50-70% nella fase adulta. Quando la pianta è nell’età della piena fruttificazione, come detto, si deve mantenere il giusto equilibrio fra vegetazione e produzione. Quest’ultima si distribuisce sulle branche primarie e secondarie, in maniera razionale, tramite l’asportazione dei rami che hanno prodotto e i tagli di ritorno sopra uno o più rami misti di giusto vigore. Si eliminano inoltre i rami troppo vigorosi o male inseriti. In questo modo si mantengono i rami a frutto il più possibile vicino alla struttura scheletrica della pianta.

Potatura estiva

Nella coltivazione del pesco si effettuano anche operazioni di potatura estiva (o potatura verde). Questa consiste in interventi mirati nel periodo di vegetazione della pianta.
Il primo è quello del diradamento dei frutti, da effettuare in primavera, prima dell’indurimento dell’endocarpo, un mese dopo la fioritura.
Il diradamento si esegue per ottenere una produzione uniforme ed esaltare le caratteristiche qualitative dei frutti. Il pesco è una cultivar che, di norma, per singola pianta, produce molto. Quindi questo tipo di potatura si esegue in funzione del carico produttivo della varietà, della vigoria del ramo sul quale si interviene, del numero di foglie presenti, della lunghezza degli internodi e della posizione del ramo sulla chioma.

Il secondo intervento di potatura estiva che è richiesto nella coltivazione del pesco si effettua invece in luglio-agosto. Questo è finalizzato ad eliminare la vegetazione in eccesso, in particolare i succhioni. Inoltre, massimizza la luce, evita l’ombreggiamento dei frutti e favorisce la lignificazione dei rami per la produzione della stagione successiva.

Difesa biologica antiparassitaria

La coltivazione del pesco è molto suscettibile ad attacchi di avversità e parassiti. Per quanto riguarda le avversità dovute a malattie fungine la più nota e comune è la bolla del pesco.
Altre pericolose malattie crittogamiche sono:

  • Corineo (Stigmina carphophila)
  • Monilia (Monilinia laxa, M. fructigena)
  • Nerume nero delle drupacee (Cladosporium)
  • Armillaria (Armillaria mellea)
  • Maculatura batterica o batteriosi del pesco (Xanthomonas campestris o arboricola)
  • Sharka vaiolatura delle drupacee (Plum Pox Virus, Ppv).

Tutti questi argomenti verranno approfonditi con post specifici.
Per quanto riguarda i parassiti, potete invece trovate tutte le informazioni necessarie nell’articolo dedicato ai principali parassiti dannosi del pesco e ai relativi rimedi consentiti in agricoltura biologica.

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