Coltivazione Biologica

Albicocco, come coltivarlo in modo biologico

L’albicocco è uno degli alberi più amati e diffusi per la coltivazione nel frutteto familiare. Si tratta di una cultivar molto importante dal punto di vista commerciale, essendo una delle specie da frutto più consumate al mondo.
L’Italia è il primo produttore a livello Europeo, ciò testimonia la grande tradizione che ha l’albicocco nelle nostra cultura contadina. Il frutto si presta poi, oltre al consumo fresco, anche a diverse lavorazioni, tutte molto interessanti.

In quest’articolo vedremo come coltivare un albicocco in modo biologico. Quindi tracceremo le linee guida per l’impianto e vedremo in che modo avere cura dell’albero, prevenendo malattie e infestazioni.

Identificazione e caratteristiche botaniche

albero di albicocche
L’albicocco (Prunus armeniaca) è un albero da frutto della famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia Prunoideae, genere Prunus.
Fa parte delle Drupacee, insieme a: mandorlo, pesco, ciliegio, susino.
L’albero di albicocche è di medio sviluppo, giunge in media a 5-7 m di altezza, di rado supera gli 8.
E’ una specie latifoglia (dalle foglie grandi) e caducifoglia (perde le foglie in autunno).
I giovani germogli, in primavera, hanno un tipico colore rossastro.
Le foglie sono a forma di cuore, con apice più o meno acuminato, margine crenato, a volte seghettato.

Le gemme a fiore sono glabre, disposte lungo i rami in numero variabile, singole o fino a 5-6 per nodo. I fiori di albicocco, uno per gemma, hanno sepali rossi e petali bianchi, di rado rosati.
La fioritura avviene all’inizio della primavera, dopo quella del mandorlo e prima di quella del pesco. Di solito avviene prima della foliazione.
Il frutto, l’albicocca, è una drupa di forma ovale, di colore arancio chiaro, che tende al rosso nei frutti più maturi. Le albicocche hanno una buccia delicata, vellutata, che si può mangiare con il resto della polpa.

Le varietà di albicocche

Albicocche
Le varietà di albicocco che è possibile coltivare in Italia sono molte, circa una cinquantina. Fino a mezzo secolo fa, il panorama era ancora più ampio e si contavano oltre 100 varietà autoctone.
Ecco l’elenco delle 13 cultivar italiane più note, inserite nella Lista di Orientamento Varietale redatta dal Mipaaf.

  • Aurora: autoincompatibile, necessita di freddo, poco adatta alle regioni meridionali;
  • Ninfa: frutti di pezzatura ridotta, molto rustica e adatta a tutti gli ambienti;
  • Ceccona: da preferire al Sud, autoincompatibile (ha bisogno di un impollinatore);
  • Monaco bello: cultivar tipica napoletana, con buona produttività;
  • Bella d’Imola: molto produttiva in tutti gli ambienti, con frutti belli e di grossa pezzatura;
  • Vitillo: molto produttiva e con frutti saporiti;
  • San Castrese: è la varietà di riferimento, molto costante e produttiva, cosmopolita;
  • Palumella: simile alla San Castrese;
  • Portici: molto produttiva, con frutti di grossa pezzatura e buon sapore, soggetti però alla spaccatura;
  • Fracasso: ha un’ottima produttività nelle regioni meridionali, frutti di grossa pezzatura;
  • Boccuccia spinosa: varietà napoletana di buona qualità;
  • Boccuccia liscia: varietà napoletana di ottima qualità;
  • Pisana: produce albicocche di grosse dimensioni, molto belle;
  • Pellecchiella: varietà tipica delle regioni meridionali.

Tra le varietà straniere quelle di maggiore interesse sono: Goldrich, Pinkcot, Cotpy.

Metodi di propagazione e portainnesti dell’albero di albicocche

Per riprodurre un albero di albicocche il metodo di propagazione più usato è l’innesto a gemma dormiente.
In frutticoltura biologica i portainnesti più usati sono il Mirabolano da seme e il Mirabolano 29c. Vediamo quali sono le loro caratteristiche, che influenzeranno la nostra scelta.

Portainnesto Mirabolano da seme

Il portainnesto Mirabolano è ancora oggi molto usato per l’albicocco, poiché si adatta bene a tutti i tipi di terreni, anche quelli più marginali e difficili. E’ abbastanza tollerante verso le principali malattie dell’apparato radicale.
Conferisce elevata vigoria alla pianta, ma una più lenta entrata in produzione, con pezzatura dei frutti media. Di medio livello anche l’attività pollonifera e i problemi di disaffinità d’innesto.

Portainnesto Mirabolano 29c

Il portainnesto più consigliato per l’albicocco è il Mirabolano 29c. Anche lui si adatta bene ai diversi tipi di terreno, compresi quelli più siccitosi e calcarei. Ha un’ottima resistenza ai problemi di asfissia radicale. Conferisce all’albero elevata vigoria e una precoce entrata in produzione. Emette pochi polloni e non presenta disaffinità d’innesto.

Forme di allevamento dell’albicocco e sesto d’impianto

Albicocco in fiore
Nella coltivazione dell’albicocco in un frutteto familiare o in una piccola azienda agricola, la forma a vaso è quella più usata e da consigliare. Questo perché bene asseconda la fisiologia della pianta. Inoltre è perfetta per le varietà che hanno un portamento aperto.
La forma a vaso può avere diverse varianti, ovvero:

  • Regolare a 3 branche;
  • Semi-libero a 4-5 branche;
  • Ritardato.

La scelta di forme appiattite o a spalliera, come ad esempio la palmetta, viene fatta in frutteti specializzati, con grossi costi d’impianto e necessita di sostegni.
Le distanze di piantagione possono variare un po’ a seconda dello stato di fertilità del terreno. In generale, per la forma a vaso regolare l misure sono queste: 7 m tra le file; 7 m tra le piante.

Per la messa a dimora vi consigliamo di leggere il nostro articolo specifico su come piantare un albero da frutto.
La forma s’imposta con la potatura di allevamento, intervento che viene effettuato nel primo anno d’impianto. Per effettuarlo si selezionano le future branche, qualora non fosse già stato fatto sulla pianta acquistata in vivaio.
E’ un intervento che si effettua in fase vegetativa, finalizzato ad eliminare le possibili branche concorrenti e cimare i germogli più vigorosi, senza ridurre troppo la superficie foto-sintetica della pianta.

Come coltivare l’albicocco

Esigenze pedoclimatiche

Fiori di albicocco
L’albicocco è un albero originario di zone con clima continentale. Per questo motivo sopporta bene sia il freddo invernale (fino a -30 C°), che il caldo estivo.
Purtroppo, è molto sensibile alle gelate primaverili, specie quelle del periodo di fioritura. Basta un abbassamento veloce della temperatura (fino a -2 C°), associato ad un’elevata umidità, a compromettere i fiori e dunque la produzione dell’anno.
L’ambiente umido, in genere, non aiuta lo sviluppo sano e rigoglioso. Anzi. mette a rischio l’albero da attacchi di malattie crittogamiche.
Per questi motivi l’albicocco ama le colline ben esposte alla luce e all’aria. In queste zone non si creano condizioni di umidità eccessiva e le gelate tardive sono più rare.

Il terreno ideale è quello sciolto, con una tessitura non troppo fine. Può andar bene anche quello ciottoloso, purché non presenti ristagno idrico.
Sono però da evitare terreni con tessitura molto fine, a lento drenaggio, con pH inferiore a 5,4 o superiore a 8,8, e presenza di calcare attivo oltre al 12%.

Gestione del suolo

Se il nostro terreno ha una buona disponibilità d’acqua, la tecnica migliore per gestire il suolo intorno agli albicocchi è quella dell’inerbimento.
Se non abbiamo acqua a disposizione, con l’inerbimento c’è il rischio di un’eccessiva competizione idrica. Bisogna quindi fare, all’inizio della primavera, una lavorazione annuale molto superficiale, per non danneggiare le radici.

Concimazione

La concimazione ideale per la coltivazione dell’albicocco è quella dell’annuale sovescio di leguminose. Questa tecnica si abbina in modo perfetto alla gestione del suolo tramite inerbimento.
Se non è possibile fare sovesci, nel momento della lavorazione occorre ammendare al suolo della sostanza organica. A questo scopo si può usare il compost domestico o l’humus di lombrico.
All’impianto, inoltre, occorre ammendare del letame maturo per ogni albero di albicocche piantato.

Irrigazione

L’irrigazione dell’albicocco è importante, oltre che per le ragioni viste in precedenza, anche per garantire una buona pezzatura dei frutti. Altro vantaggio è che una buona disponibilità idrica aiuta una migliore differenziazione a fiore delle gemme e quindi assicura una produttività più costante. A questo scopo sono importanti 1-2 irrigazioni nel post-raccolta.
Durante la primavera e l’estate, in caso di lunghi periodi di siccità, bisogna intervenire con irrigazioni regolari. In questo modo avremo la terra sempre umida, ma senza causare ristagni idrici.

Diradamento delle albicocche

Nella coltivazione delle albicocche per avere una produzione di qualità serve diradare a mano i frutti. Inoltre, bisogna farlo molto presto, 20-30 giorni dopo la fioritura. Si lasciano sulla pianta solo uno o due frutti per dardo o brindillo e un frutto ogni 8-10 cm di ramo misto. Tutto ciò, tenendo conto del numero totale di frutti per pianta. Se l’annata è scarsa, si può evitare l’operazione.

Come potare l’albicocco

Albero con portamento espanso
Albero con portamento espanso

Le diverse varietà di albicocco presentano delle caratteristiche differenti in merito al loro portamento. Ci sono cultivar con portamenti assurgenti, altre con portamento più aperto ed espanso.
Le varietà di albicocco assurgenti tendono, ad esempio, a fruttificare di più sui dardi fioriferi (mazzetti di maggio).
I tipi aperti, invece, oltre che sui dardi, producono anche sui rami misti.
Nella potatura di produzione dell’albicocco bisogna assecondare il portamento della pianta scelto con la potatura di allevamento.
Come detto, nell’albero di albicocche si prediligono forme di allevamento piuttosto libere, che assecondano l’habitus della pianta.
Nelle cultivar con portamento assurgente le operazioni di potatura dell’albero di albicocche consistono in un rinnovo periodico del 30% delle branche di sfruttamento. Questo al fine di avere sempre dardi fioriferi di 2-3 anni.

Nelle cultivar a portamento aperto o espanso, invece, è bene diradare i rami misti o anticipati in eccesso. Così facendo favoriremo la formazione di lunghi rami rivolti verso l’esterno. Quest’ultimi, caricandosi di frutti, formeranno sul dorso dei germogli. Questi, a loro volta, selezionati in numero e posizione, costituiranno i rami da frutto dell’anno seguente.
Questo tipo di potatura si fa alla fine dell’inverno, prima della ripresa vegetativa. Presuppone altresì un intervento di potatura verde, per diradare i nuovi germogli e favorire la formazione di rami anticipati più vigorosi.

Raccolta delle albicocche

La raccolte delle albicocche va fatta al momento giusto. Si tende infatti spesso ad anticiparla, vista la grande delicatezza della drupa. Se si raccolgono immature però, le albicocche sono povere di zuccheri e, inoltre, non sono tanto gradevoli al palato. Il momento giusto per la raccolta è quando il colore del frutto vira dal giallo all’arancio.

Avversità e parassiti

La coltivazione dell’albicocco è purtroppo soggetta all’attacco di parassiti e avversità. In questa sede ve ne diamo un elenco.

Malattie crittogamiche:

  • Corineo, Stigmina carpophila;
  • Maculatura rossa, Apiognomonia erytrostoma;
  • Monilia, Monilia laxa, M. fructigena;
  • Oidio dell’albicocco, Podosphaera oxyacanthae – Oidium passerinii;

Batteri e virus:

  • Cancro batterico, Pseudomonas syringae;
  • Giallume europeo delle drupacee, European Stone Fruit Yellows Phytoplasma (ESFYP);
  • Sharka o vaiolatura delle drupacee, Plum Pox Virus.

Parassiti:

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4 thoughts on “Albicocco, come coltivarlo in modo biologico

  • 15 Maggio 2019 at 21:27
    Permalink

    Ho letto con molto interesse il vostro articolo, come sempre!
    Grazie!

    Reply
  • 16 Maggio 2019 at 7:26
    Permalink

    Molto interesante. Gli albicocchi nati dai semi senza innesto fanno i frutti? E se si, dopo quanti anni?. Grazie

    Reply

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