La carpocapsa, il principale parassita del melo e del pero

La carpocapsa (Cydia pomonella), o verme delle mele, è uno dei parassiti più problematici del melo e del pero. Si tratta di un parassita fitofago molto dannoso in grado di colpire anche altre colture, come ad esempio il noce.
Se non controllato in modo adeguato e tempestivo, provoca gravi lesioni ai frutti, che, in genere, cadono al suolo.
La difesa biologica è però possibile e si attua con una strategia diversificata. Per procedere, bisogna infatti tenere conto sia della stagione in cui ci si trova, che dello stadio di sviluppo dell’insetto.

Conosciamo dunque meglio la carpocapsa, studiando il suo ciclo biologico e i danni che provoca alle colture arboree. Vediamo, inoltre, i diversi interventi di prevenzione e difesa biologica che si possono mettere in atto.

Identificazione della carpocapsa

La carpocapsa è un insetto appartenente all’ordine dei Lepidotteri, famiglia dei Tortricidi. Altri lepidotteri di cui vi abbiamo già parlato sono: la tuta absoluta del pomodoro, la nottua del pomodoro, la processionaria del pino, la cavolaia e il rodilegno rosso.

Allo stadio adulto la carpocapsa si presenta come una farfalla di piccole dimensioni, con 15-22 mm di apertura alare. Le ali sono grigio-striato nella parte più vicino alla testa, mentre hanno venature bronzee trasversali più intense nella parte posteriore.
Le larve di carpocapsa sono biancastre e hanno il capo scuro. Col tempo, però, diventa scuro anche il resto del corpo, per poi cambiare ancora e divenire giallastro e, infine, roseo. La loro lunghezza finale è di circa 15-20 mm.
A provocare danni ai frutti sono gli stadi larvali.

Ciclo biologico della carpocapsa

Prima generazione

Larva adulta di CarpocapsaIl ciclo biologico della carpocapsa è regolato da meccanismi neuro-ormonali. Questi, a loro volta, sono influenzati da stimolazioni esterne, quali temperatura ambientale e fotoperiodo. Nel nostro areale climatico la carpocapsa sverna come larva matura in diapausa all’interno di un bozzolo posto negli anfratti del tronco dell’albero o nel terreno.
All’inizio della primavera le larve si impupano e, tra aprile e maggio, vi è lo sfarfallamento degli adulti.
Il punto massimo di sfarfallamento si ha nella seconda metà di maggio. Le farfalle sono attive al tramonto e, quando le temperature superano i 15 C°, avvengono gli accoppiamenti. Dopo pochi giorni seguono le ovideposizioni.

Le femmine depongono le uova in modo isolata. Di solito quelle di prima generazione sono deposte sulle foglie o sui rametti, in vicinanza dei frutti.
Le larve neonate passano alcuni giorni all’esterno, spostandosi tra foglie e rami, per poi penetrare nei frutti. Qui completano il loro sviluppo in 20-30 giorni e, una volta mature, fuoriescono per incrisalidarsi sotto la corteccia dell’albero.

Seconda generazione

Le farfalle adulte di seconda generazione compaiono da fine giugno in poi e per tutto il mese di agosto. Le si può ammirare sopratutto nella prima decade di luglio. Queste ovidepongono direttamente sui frutti già sviluppati.
Le larve di seconda generazione hanno un tempo d’incubazione molto breve e sono attive da luglio a tutto agosto.
A questo punto le larve hanno due opzioni di sviluppo:

  • Entrare in diapausa, terminando così il ciclo annuale
  • Incrisalidarsi per dare origine alla terza generazione, i cui adulti sfarfallano da agosto a settembre

Nel secondo caso, in agosto vediamo sovrapporsi due sfarfallamenti: i ritardatari del secondo volo e gli adulti del terzo.

Terza generazione

Il picco massimo di sfarfallamento della terza generazione si ha nella seconda o terza decade di agosto. Le larve dell’ultima generazione sono attive fino ottobre. All’avvicinarsi del freddo, con la variazione del fotoperiodo e un abbassamento delle temperature, le larve si riparano nel bozzolo per passare l’inverno.
Riassumendo la carpocapsa compie tre generazioni l’anno (o due, nel caso in cui la terza rimanga incompleta).

Danni della carpocapsa

Danni della Carpocapsa
Danni della Carpocapsa
La carpocapsa è un insetto carpofago, ossia che si nutre solo di frutti.
Le colture più colpite sono le pomacee, specie melo e pero, ma anche sulle noci ci possono essere gravi danni.
II danno è causato dalle larve, che penetrano nel frutto scavando delle gallerie nella polpa, in qualsiasi momento della maturazione. Le gallerie sono molto profonde e arrivano al centro del frutto, dove si trovano i semi. Possono entrare in qualsiasi punto dell’epicarpo del frutto, con una preferenza per la zona del calice. Intorno al foro di entrata si forma un piccolo grumo di rosura ed escrementi, che consente d’individuare con facilità l’attacco. In seguito all’attività trofica della larva, anche la galleria si riempie di fastidiosi escrementi.
Finito lo sviluppo, la larva esce dal frutto scavando un’ulteriore galleria di uscita.

I danni sono più gravi nelle ultime generazioni larvali, quando l’attività trofica è più veloce. Questo poiché vengono attaccati molti frutti in poco tempo.
Oltre al danno estetico delle gallerie, si ha spesso anche la cascola del frutto.
Larve giovani sono più soggette a mortalità naturale, o in seguito a un trattamento bio. In questo caso provocano solo erosioni superficiali del frutto, che, cicatrizzando, originano il cosiddetto “bacato secco”.

Difesa biologica, la trappola ai feromoni

Trappola ai feromoni
Trappola ai feromoni
La difesa biologica contro il verme delle mele è abbastanza complessa e si articola in diverse strategie d’intervento.
Per prima cosa è necessario predisporre delle trappole di cattura delle farfalle adulte, attivate con uno specifico feromone. Le trappole sono reperibili quiTrappola ai feromoni mentre i feromoni da abbinare li trovate quiFeromoni carpocapsa. Le trappole ai feromoni hanno due obiettivi: monitorano la presenza della carpocapsa e stabiliscono la soglia per l’intervento successivo.

Vanno piazzate nel frutteto (sul ramo di un albero) verso fine aprile e ne bastano 2-3 per coprire un ettaro di terreno. In un piccolo frutteto familiare ne basta una.
Quando in una settimana si supera la cattura di 2 esemplari (maschi) è il momento d’intervenire con altri prodotti. Vediamo quali.

Olio bianco

Gli oli bianchi minerali estivi si possono usare contro le uova della carpocapsa. Si tratta di un efficace ovicida di cui vi abbiamo già parlato nell’articolo sulla cocciniglia.
E’ un prodotto consentito in agricoltura biologica e potete acquistarlo quiOlio bianco.
Lo si applica con facilità, visto che le uova del verme della mela sono piuttosto grandi, quindi visibili, e si trovano con maggiore frequenza nelle zone più ombreggiate della chioma dell’albero.

Lotta microbiologica, beauveria bassiana e virus della granulosi

Quando la carpocapsa è ancora allo stadio di giovane larva, bisogna agire invece con un’efficace lotta microbiologica. Questa si attua usando la beauveria bassiana.
Si tratta di un prodotto biologico che è possibile acquistare in apposite formulazioni per l’agricoltura (potete acquistarlo quiBeauveria bassiana).

Un altro esempio di lotta microbiologica è l’utilizzo del cosiddetto virus della granulosi Cydia pomonella G.V. Si tratta di uno specifico virus isolato in laboratorio, che colpisce solo le larve di carpocapsa.
Questo virus dev’essere impiegato con tempestività, al momento della schiusura delle uova.
Viene applicato in sospensione acquosa, con l’acqua che deve avere un pH neutro. Il virus della granulosi, quando viene ingerito dalle larve, arriva all’intestino e dissolve la matrice proteica protettiva della particella virale.
In seguito il virus è in grado di oltrepassare la parete intestinale, diffondendosi in tutto il corpo della larva. In questo modo interrompe le attività degli organi vitali. Le larve muoiono entro 5 giorni dall’ingerimento. Il trattamento deve essere ripetuto a distanza di 8 giorni. Anche l’uso di questo prodotto è consentito in agricoltura biologica e potete acquistarlo senza necessità di possedere il patentino.

Si consiglia di usare questi prodotti di lotta microbiologica in maniera alternata. Il virus della granulosi per la prima generazione di larve, la beauveria bassiana per la seconda.
Altro suggerimento è quello di usare prima l’olio bianco estivo per le uova.
Entrambi questi prodotti si sono dimostrati molto efficaci come sostituti degli insetticidi chimici.

Nematodi entomopatogeni

Contro le larve svernanti, ossia quelle di terza generazione, si possono invece impiegare i nematodi entomopatogeni (come già spiegato parlando dell’oziorrinco).
Questo trattamento biologico si effettua in autunno, e il ceppo da usare è lo Steinernema feltiae, che potete trovate quiNematodi.
Il prodotto va applicato all’inizio o durante una pioggia, non appena i tronchi e le branche dell’albero sono completamente bagnati. In questo modo ci sarà un velo d’acqua sulla vegetazione, cosa essenziale per garantire l’efficacia del trattamento bio. Le temperature esterne devono essere maggiori o uguali ai 10 C°.
Le formulazioni commerciali si presentano come massa disidratata in un substrato inerte, che si riattiva sotto forma di sospensione acquosa. Seguendo le indicazioni sulle etichette del prodotto non vi sono particolari difficoltà applicative, anche per i più inesperti.

Trappola a fascia

Larve di carpocapsa intrappolate nella fascia di cartone ondulato
Larve di carpocapsa intrappolate nella fascia di cartone ondulato
Contro la carpocapsa si possono impiegare anche dei rimedi di tipo meccanico. Il primo fra questi è quello che prevede l’utilizzo di trappole a fascia in cartone ondulato paraffinato.
Queste fasce permettono di eliminare le larve che si trovano nel tronco e che scendono per incrisalidarsi o svernare.
Il meccanismo d’azione è piuttosto semplice. Quando la larva ha finito il suo sviluppo, attaccando i frutti, scende lungo la corteccia e rimane intrappolata nella fascia di cartone ondulato posizionata sul tronco.
Le fasce di cartone ondulato si istallano con facilità sugli alberi. Queste daranno la sensazione alla larva di aver trovato un posto ideale per la metamorfosi. A questo punto è sufficiente raccogliere le fasce stesse e bruciarle, per eliminare l’insetto.

La fascia di cartone ondulato va posizionata sul tronco a circa 20 cm dal terreno. Una volta posizionata bisogna, ogni 15 giorni, controllarla per osservare se le larve vi sono rimaste intrappolate.
Se a questo punto le larve sono numerose, si smonta la fascia e si brucia (con facilità, grazie alla paraffina). Se le larve sono poche, ad esempio perché siamo nella prima generazione, si possono eliminare manualmente scuotendo la fascia. In questo modo è possibile riutilizzare la trappola.
Questa soluzione è molto comoda in un frutteto familiare e si può realizzare anche in modo artigianale.

Rete antinsetto

La rete antinsetto è un sistema di cattura della carpocapsa piuttosto complesso. E’ sconsigliabile, quindi, in un ampio frutteto specializzato, non fosse altro che per i costi d’allestimento. In un frutteto familiare, con alberi di dimensioni contenute, è invece un’opzione da valutare. Per metterlo in pratica, basta usare una rete antigrandine, a maglie fini, che impedisce alle farfalle adulte di venire in contatto con la vegetazione dell’albero. Una rete adatta potete trovarla quiRete antinsetto.

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