Popillia japonica, la difesa biologica dal coleottero giapponese

La popillia japonica è un insetto che sta danneggiando molti orti e giardini. Così come altri insetti già conosciuti, come la cimice asiatica e la tuta absoluta del pomodoro, si tratta di una specie estera che non appartiene al nostro ecosistema. Per questo motivo, non essendo presenti i suoi predatori naturali, l’insetto trova grande facilità di diffusione e proliferazione. In Giappone, la nazione da cui ha origine, non provoca gravi danni, poiché è tenuto sotto controllo dagli antagonisti. Negli Usa, invece, dove fu introdotto per errore agli inizi del secolo scorso, è uno degli insetti più distruttivi in assoluto.

In Italia non si sa ancora bene come sia giunto. I primi focolai sono stati segnalati nel 2014 in Piemonte e Lombardia. In queste regioni i servizi fitosanitari si sono attivati per contenere l’infestazione, evitando la diffusione in altre zone del Paese.
Conosciamo dunque meglio quest’insetto, quali danni provoca e quali sono le tecniche di difesa biologica da adoperare.
Vi preghiamo, inoltre, di segnalare al vostro servizio fitosanitario regionale la presenza della popilia japonica, qualora l’avvistiate. Specie se vivete in regioni diverse dal Piemonte e dalla Lombardia.

Origine e diffusione della popillia japonica

Popillia japonica
Popillia japonica
La popillia japonica è un insetto dell’ordine dei Coleotteri. Appartiene al sott’ordine dei Polifagi e alla famiglia degli Scarabeidi, genere Popillia.
Questo coleottero non ha nulla a che vedere con altri insetti appartenenti a quest’ordine, come l’oziorrinco o le coccinelle. Come suggerisce il nome, è di chiare origini giapponesi, ma dal Sol Levante si è diffuso negli Stati Uniti già nel 1916. Si ipotizza che la causa siano state delle larve contenute in bulbi importati di iris.
Negli Usa, i numerosi tentativi di eradicarlo sono stati vani. Nonostante il ricorso agli insetticidi e agli agenti di controllo biologico, il coleottero ha pian piano colonizzato gli stati orientali, giungendo in Canada. Oggi la popillia japonica è uno dei parassiti più problematici presenti Oltreoceano. Qui viene speso ogni anno circa mezzo miliardo di dollari per tenerlo sotto controllo.

Attualmente, il coleottero giapponese è presente anche in Cina, Russia ed Europa dove la prima segnalazione si ebbe in Portogallo, Isole Azzorre, negli anni ’70). Dopo quest’infestazione non sono stati segnalati altri focolai nel Vecchio continente, almeno fino al 2014. In questa data, infatti, apparve di nuovo in Italia, nel parco del Ticino, nelle provincia di Novara e Milano.
Da quel momento è iniziato il monitoraggio e la lotta da parte dei servizi fitosanitari regionali. Il contenimento dell’insetto è però problematico, vista la sua enorme capacità di proliferare e l’assenza di antagonisti naturali.
Si teme che presto possa superare i confini delle due regioni e popolare l’intero Paese.
Sottolineiamo che nella normativa fitosanitaria 2000/29/CE, modificata della direttiva 2002/89/CE la popillia japonica era stata inserita tra gli organismi di quarantena di cui doveva essere vietata l’introduzione e la diffusione nel territorio Ue.

Il riconoscimento della popillia japonica

Popillia japonicaVeniamo ora alla descrizione della popillia japonica.
Gli adulti hanno la tipica forma ovale dei coleotteri. Sono lunghi fino a 11 mm e larghi fino a 7. I maschi sono di solito più piccoli delle femmine.
La parte superiore del corpo è verde metallico, mentre l’elitre, che coprono quasi tutto l’addome, sono di color bronzo-ramato. Ai lati e nella parte finale dell’addome ci sono delle bande di peli bianco-grigio, chiamate setae. Queste ci fanno distinguere in maniera netta la popillia japonica da altre specie simili.
Gli insetti adulti sono inoltre dotati di antenne, che tengono solitamente ripiegate, ma che dispiegano in strutture simili a quelle dei petali di un fiore, quando percepiscono odori interessanti o feromoni dell’altro sesso.

Uova, larve, pupe del coleottero giapponese

Larva di popillia japonica
Larva di popillia japonica
Le uova del coleottero giapponese sono di forma sferica, cilindriche, di colore biancastro quasi trasparente.
Le dimensioni sono di circa 1,5 mm ma durante lo sviluppo raddoppiano di volume.
Le larve sono quasi trasparenti, ricoperte da peluria marrone.
La testa, che già a questo stadio si distingue, è giallo-marrone, con mandibole più scure.
Quando la larva è a riposo si richiude a forma di C.
Le larve si trasformano in pupe già nel terreno. In genere sono lunghe circa 14 mm e larghe 7.
Il colore della pupa varia dal giallo crema al verde metallico, a seconda dello stadio di sviluppo.

Ciclo biologico

E’ stato osservato che alle nostre latitudini il coleottero giapponese Popillia japonica compie il suo ciclo biologico in un anno. Gli adulti iniziano a comparire in giugno, con un picco di presenza verso la fine di luglio. Un adulto vive in media 4-6 settimane. Dopo essere emerso dal terreno si sposta sulle piante e inizia a nutrirsi e accoppiarsi. A quel punto inizia l’ovideposizione delle femmine. Queste, preferendo prati umidi di graminacee, scavano delle gallerie profonde fino a 10 cm e riescono a deporre 3-4 uova per volta. Nel corso del loro ciclo di vita, ne depongono fino a 60.
L’attività di ovideposizione si protrae fino al mese di settembre. Le uova, che hanno bisogno di terra umida per completare il ciclo, si schiudono dando origine alle larve di I età. Queste si spostano nel terreno nutrendosi delle radici di piante che trovano al loro passaggio.

Le larve crescono rapidamente fino a circa 10 mm di lunghezza, poi fanno la prima muta.
Questo secondo stadio continua con un’attività trofica per altre 3-4 settimane, fin quando queste non subiscono un’ulteriore muta. La maggioranza delle larve raggiunge il terzo stadio larvale quando ormai si è prossimi all’autunno.
L’attività delle larve, quando la temperatura della terra arriva intorno ai 10 °C, si ferma. Dunque, la maggior parte delle larve sverna nel terreno come terzo stadio, a una profondità di circa 5–15 cm.
Con l’arrivo della primavera le larve svernanti iniziano pian piano a risalire e a nutrirsi di radici. Si trasformano in pupe dopo circa 4-6 settimane.
Come detto, a questo punto emerge lo stadio adulto, di solito a partire da giugno.

Danni alle colture

Popillia japonica danni alle colture
Danni di popillia japonica
Durante oltre un secolo di presenza negli Stati Uniti si è ai studiare le abitudini del coleottero giapponese. E’ stato osservato che gli esemplari adulti provocano danni su oltre 300 tipi di specie vegetali diverse, tra cui alberi da frutta, piante ornamentali, colture orticole.
Tra le specie più comuni ricordiamo: il pomodoro, la vite, la rosa, il peperone, il susino, il pero, il pesco, il rovo, il mais, il pisello, il mirtillo.

Il danno di popillia japonica è costituito da erosioni molto intense a carico delle foglie, dei fiori e dei frutti. Questo coleottero ha uno spiccato comportamento gregario, è dunque possibile rinvenire centinaia d’insetti su una singola pianta. Ciò causa naturalmente danni irreversibili in un brevissimo arco temporale. Se un singolo coleottero, infatti, non è in grado di procurare grossi danni, decine di esemplari ci riescono in breve tempo. Le foglie, partendo dall’alto verso il basso, vengono completamente erose, solo le nervature della lamina si salvano. Altra nota è che il coleottero giapponese agisce nelle ore calde della giornata, prediligendo le piante meglio esposte al sole.

Le larve invece, nutrendosi di radici di graminacee, rappresentano un grave problema per tappeti erbosi come quelli dei campi da golf, dei normali giardini, dei prati e dei pascoli. Il danno si manifesta con estese aree di vegetazione che dapprima ingialliscono e poi disseccano. Inoltre le larve attirano uccelli e talpe, che scavando il terreno per catturarle causano danni indiretti.

Le strategie di difesa biologica dalla popillia japonica

Le caratteristiche di questo coleottero rendono difficile contenere le infestazioni. Inoltre bisogna usare strategie diverse per gli esemplari adulti e le larve. Premesso che la presenza dell’insetto deve essere segnalata per legge alle autorità fitosanitarie, vediamo quali sono le tecniche bio più usate per la lotta alla popillia japonica.

Rimozione fisica

Il rimedio più semplice per la lotta agli esemplari adulti è la rimozione manuale. Il comportamento gregario fa sì che molti insetti si trovino raggruppati in un unico punto. Dunque è facile rimuoverli. Basta infatti scuotere la pianta infestata nelle ore calde della giornata, lasciando cadere gli insetti in un secchio pieno d’acqua e sapone di Marsiglia. I coleotteri non sono dei bravi nuotatori e muoiono affogati.

Reti antinsetto

Se si coltivano alberi da frutto e piante di elevato valore commerciale, può essere un’ottima soluzione usare le reti antinsetto. Questa tecnica l’abbiamo già vista parlando della difesa dalle cimici asiatiche ed è sicuramente molto efficace.
Questo tipo di reti sono facilmente reperibili in commercio e potete acquistarle quiRete antinsetti.

Le trappole di monitoraggio e cattura massale

Trappola per la popillia japonica
Trappola per la popillia japonica
Nella lunga storia della lotta biologica al coleottero giapponese fatta negli Stati Uniti, uno dei sistemi più efficaci è quello dell’utilizzo di trappole per il monitoraggio e la cattura massale degli insetti adulti. Queste trappole contengono un doppio attrattivo costituito da un’esca alimentare e da un feromone specifico per la specie.
Si tratta di trappole che bisogna reperire in negozi specializzati. Il loro impiego rappresenta un rimedio facile ed economico per abbattere in parte le popolazioni di popillia japonica. Devono però essere usi correttamente. Paradossalmente, infatti, posizionare le trappole troppo vicino alla pianta che si vuole difendere, potrebbe aggravare la situazione attirando più esemplari. E’ meglio quindi posizionare le trappole fuori dal campo, visto che in media ognuna riesce a catturare solo il 75% dei coleotteri presenti nell’area.

La lotta alle larve con bacillus thuringiensis

Per eliminare le larve dal terreno si devono usare altri rimedi. Uno già testato è il bacillus thuringiensis var. japonensis, un particolare ceppo che trovate solo nei negozi specializzati.
Delle caratteristiche del bacillus thuringiensis vi abbiamo già parlato. Questo “japonensis” dev’essere irrorato direttamente sulla terra per raggiungere le larve, meglio se agli stadi giovanili. La bagnatura dev’essere abbondante, in modo che la soluzione penetri in profondità. In questo modo resta nel suolo il tempo necessario a far sì che la larva di coleottero giapponese se ne alimenti.

I nematodi entomopatogeni

Altra tecnica di difesa bio dal coleottero popillia japonica è l’uso dei nematodi entomopatogeni, già visti parlando dell’oziorrinco.
Questi microscopici organismi penetrano nelle larve del coleottero e vi inoculano dei batteri. Questi, a loro volta, si riproducono subito nutrendosi della larva stessa e provocandone la morte. Anche la generazione successiva si riproduce a spese delle larve, alimentando così un ciclo. Questo tipo di agente biologico è innocuo per l’uomo, gli animali e le altre coltivazioni.

Insetti ed animali predatori

In natura esistono alcuni insetti o animali che si nutrono delle larve di coleottero giapponese. Abbiamo già accennato a talpe e uccelli, che però non sono certo dei rimedi dato che provocano essi stessi danni. Stesso discorso vale per le formiche, ghiotte divoratrici di uova di coleottero.
C’è poi una particolare famiglia di coleotteri che ama nutrirsi delle larve del “cugino” giapponese. Si tratta dei Carabidi, famiglia che conta nel mondo 40.000 specie, di cui più di 1.300 in Italia.
Infine negli Stati Uniti è stata sperimentato con efficacia l’uso di altri insetti parassiti delle larve di coleottero, tutti di origine asiatica. Parliamo di: tiphia vernalis e tiphia popilliavora, che sono imenotteri della famiglia dei Tiphiidae e l’istocheta aldrichi, ossia un dittero della famiglia dei Tachinidae.



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