Invasione di cimici asiatiche. Le nuove strategie di lotta biologica

E’ capitato in passato che molte zone del nostro Paese abbiano subito un’invasione di cimici asiatiche nel periodo dello svernamento. Per fare un esempio, la produzione del comparto ortofrutticolo dell’annata 2016 è stata gravemente compromessa a causa dei danni procurati da questo insetto. Per le sue particolari caratteristiche, infatti, la cimice è davvero difficile da eliminare. Una sua invasione può rappresentare una vera e propria calamità per gli agricoltori.

Per fortuna l’Italia è all’avanguardia per quanto riguarda la ricerca scientifica in campo agro-ambientale e grazie al lavoro dei ricercatori del Crea sono stati fatti grandi progressi nella lotta biologica alla cimice cinese. Il più importante di questi progressi è l’identificazione dell’insetto antagonista, in grado di eliminare le cimici quando si trovano agli stadi larvali.

Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

I primi danni delle invasione di cimici asiatiche

I primi danni causati dalle invasioni di cimici asiatiche sono avvenuti nel 2016. Questi hanno riguardato in particolare molte produzioni ortufrutticole del centro Nord Italia. A seguito di queste invasioni si sono attivati gli sforzi dei centri di ricerca nazionali per individuare una soluzione.
In una prima fase dell’emergenza sono state eseguite delle sperimentazioni di diversi principi attivi di fitofarmaci. L’obiettivo era individuare un insetticida per cimici. Queste sperimentazioni sono sostanzialmente fallite, facendo appurare, anzi, che i pesticidi chimici nel lungo periodo aumentano la resistenza dell’insetto.

L’Ooencyrtus telenomicida, l’antagonista naturale della cimice asiatica

Imenottero Ooencyrtus telenomicida Antagonista della cimice cinese
Imenottero Ooencyrtus telenomicida, antagonista della cimice cinese
Per fortuna i ricercatori del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), sono riusciti a trovare una soluzione al problema. Il centro “Difesa e Certificazione” dell’istituto ha infatti individuato nell’ambiente naturale di alcune regioni del Centro-Italia un piccolissimo imenottero. Si tratta dell’Ooencyrtus telenomicida, un insetto in grado di parassitizzare le uova della cimice asiatica (Halyomorpha halys).
Questo imenottero ha dimensioni inferiori al millimetro e, secondo gli studi condotti, si può allevare nelle biofabbriche. La sua presenza dà buone prospettive per il controllo biologico della cimice asiatica. I test effettuati nei laboratori del Crea hanno dimostrato un’alta capacità di parassitizzazione delle uova di Halyomorpha halys. Parliamo del 35% delle ovature parassitizzate da una sola femmina dell’imenottero in 24 ore. E con la presenza di più esemplari antagonisti femminili arriviamo addirittura alla completa parassitizzazione.

I ricercatori del Crea evidenziano, inoltre, che l’attacco di una sola femmina del microimenottero causa una maggiore mortalità complessiva della covata. Questo avviene grazie alle punture di ulteriori uova che l’imenottero perfora per alimentarsi. Il centro, in collaborazione con i Servizi fitosanitari regionali, ha messo sul tavolo un progetto per l’allevamento massale dell’Ooencyrtus telenomicida. I primi rilasci controllati sono partiti già nel 2017. Vi terremo aggiornati sull’evoluzione di questo progetto, nella speranza che possa rappresentare la soluzione definitiva al problema dell’invasione di cimici asiatiche.

Per ulteriori approfondimenti su ciclo biologico, danni e rimedi contro le cimici, vi rimandiamo al nostro precedente articolo.

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