La mosca bianca, ecco le strategie per la difesa biologica

La mosca bianca è un insetto dell’ordine dei Rincoti, famiglia degli Aleurodidi. Si tratta di un parassita molto problematico per gli orticoltori che hanno deciso di operare in regime biologico. E questo è vero soprattutto poiché ha tra le sue caratteristiche un ciclo di sviluppo molto veloce e prolifico, difficile dunque da tenere sotto controllo. Questo insetto produce diversi tipi di danni alle piante e può essere vettore di alcune virosi molto gravi. Nell’articolo di oggi parliamo delle strategie di difesa biologica per eliminarlo dalle nostre coltivazioni.
Ma prima conosciamo meglio le diverse specie di mosca bianca presenti sul nostro territorio e vediamo come identificarla.

Le diverse specie di mosca bianca

La mosca bianca
La mosca bianca

La mosca bianca è originaria delle zone tropicali e subtropicali dell’Asia, ma si è adattata benissimo al nostro clima, specie nelle regioni meridionali. Sono diverse le specie presenti sul nostro territorio, le più significative sono tre:

  • La Trialeurodes vaporariorum, o mosca bianca delle serre
  • La Bemisia tabaci, o mosca bianca degli orti
  • La Dialeurodes citri, o mosca bianca degli agrumi.

A livello d’identificazione visiva, le specie si somigliano moltissimo e si differenziano solo per minimi particolari che è difficile cogliere. Proprio in virtù di questo, e viste anche le affinità del ciclo biologico, abbiamo deciso di fare una trattazione unica per tutte le mosche bianche. Alla fine, le differenze più marcate riguardano in particolare i diversi danni provocati da ogni singola specie, ma questi, seguendo i nostri suggerimenti, dovreste riuscire ad evitarli.

Le piante aggredite dalle diverse specie

Le diverse specie di mosca bianca provocano danni in maniera più o meno specializzata sulle coltivazioni orticole, arboree e ornamentali.
Vediamo più in dettaglio quali sono le piante colpite da queste tre varietà.

Trialeurodes vaporariorum

Questa specie, detta anche mosca bianca delle serre, come si intuisce dal nome, predilige le coltivazioni di ortaggi in serra. In particolare attacca le Solanacee (pomodoro, melanzana, peperone), le Cucurbitacee (zucchina e cetriolo) e le Crucifere (cavolfiore, cavolo verza, broccoli neri).

Bemisia tabaci

Il suo nome comune è mosca bianca degli orti. Attacca le stesse coltivazioni della Trialeurodes vaporariorum, ma con un’incidenza maggiore in campo aperto.

Dialeurodes citri

La Dialeurodes citri è anche detta mosca bianca degli agrumi. Colpisce non solo gli agrumi come il limone o l’arancio, ma anche altri alberi da frutto come il kaki, il melograno e il kiwi. Inoltre può aggredire anche altre piante o arbusti ornamentali come il ligustro, la gardenia ecc.

Identificazione e ciclo biologico della mosca bianca

Dettaglio della mosca biancaIl nome comune mosca bianca è legato all’aspetto degli esemplari adulti. Questi, a seconda delle specie, hanno una lunghezza variabile da 1 a 3 mm e sono di colore giallastro, con le tipiche ali bianche che ricordano quelle di una mosca.
Tutto il corpo è ricoperto da uno strato di microparticelle cerose e polverulenti, che fungono da difesa naturale per la mosca e allo stesso tempo imbrattano la vegetazione delle piante colpite.
Altre caratteristiche dell’insetto sono il capo di forma globosa, con un vertice leggermente pronunciato e gli occhi color porpora. Ha inoltre un apparato boccale pungente e succhiante, attraverso il quale svolge la propria attività trofica sulle piante.

Anche gli stadi giovanili sono problematici. In questa fase la mosca è molto più piccola, ha poca mobilità e staziona a lungo nella pagina inferiore delle foglie, dove produce abbondante melata.
Gli aleurodidi, in generale, si riproducono per ovideposizione, con piccolissime uova di forma leggermente allungata, che vengono fissate nella parte inferiore delle foglie.

La mosca bianca riesce a compiere un numero variabile di generazioni in un anno. Ad esempio, nelle coltivazioni in serra ha un ciclo continuo, della durata di 30 giorni, che prosegue anche durante i mesi invernali, per poi passare all’esterno nei mesi estivi. In campo aperto, invece, sverna su piante spontanee, per poi riprendere la sua attività in primavera.
In generale, in condizioni climatiche favorevoli, questi rincoti compiono da 4 ad un numero indeterminato di generazioni, causando quindi parecchi problemi.

Danni alle coltivazioni

Mielata della mosca bianca
Mielata della mosca bianca

I danni alle colture che la mosca bianca provoca sono di diversi tipi. Innanzitutto vi è il danno sulla vegetazione fogliare causato dall’attività trofica (le punture) nei diversi stadi di sviluppo dell’insetto. Le punture di nutrizione provocano la diminuzione della circolazione linfatica delle piante e di conseguenza una crescita stentata.

Altro grave danno della mosca bianca è quello dell’abbondante produzione di melata, un po’ come avviene per la cocciniglia. Questo ha diverse ripercussioni:

  • Deprezza il frutto poiché lo imbratta;
  • La patina mielosa riduce l’attività fotosintetica delle piante e provoca l’asfissia delle foglie;
  • La mielata aumenta l’effetto dei raggi del sole provocando delle vere e proprie ustioni sulla pianta;
  • Inoltre, genera la fumaggine, creando ulteriori problemi, sia estetici che fotosintetici

Altro grave problema causato dalla mosca bianca sono le virosi, ossia particolari e gravi malattie delle piante.
Ad esempio, la specie Bemisia tabaci è responsabile del virus dell’arricciamento fogliare giallo del pomodoro (TYLCV, Tomato Yellow Leaf-Curl Virus), mentre la specie Trialeurodes vaporariorum è vettore del virus della clorosi infettiva del pomodoro (TICV, Tomato Infectious Chlorosis Virus).

Metodi di difesa biologica

Attacco di mosca bianca su una foglia di pomodoro
Attacco di mosca bianca su una foglia di pomodoro

Diciamo innanzitutto che la difesa biologica dalla mosca bianca è resa complessa da una serie di fattori. In primo luogo parliamo di un insetto che ha un elevato potenziale riproduttivo. Riesce a compiere numerose generazioni in un anno, specie nelle colture in serra. Vi è poi il problema dell’elevata mobilità degli esemplari adulti, che sono soliti stazionare in gruppo sotto le foglie, e svolazzare dappertutto al minimo movimento. Infine, vi è da sottolineare che la selezione commerciale delle colture e l’utilizzo massiccio di pesticidi hanno diminuito la biodiversità nei nostri ambienti, e quindi l’azione di difesa naturale degli insetti predatori.
Detto questo, vediamo in che modo è possibile difendere oggi le nostre colture da questo insetto utilizzando rimedi biologici.

Predatori naturali

Tra i predatori naturali utilizzati soprattutto per il controllo della mosca bianca in serra o sotto tunnel, vi è l’Imenottero Afelinide l’Encarsia formosa. Questo microimenottero, di origine Nord-Americana, viene allevato nelle biofabbriche. E’ utilizzato con successo soprattutto contro la specie Trialeurodes vaporariorum.
La femmina dell’imenottero parassitizza gli stadi giovanili della mosca bianca, al cui interno depone un uovo. Giacché all’interno di essa si sviluppa l’uovo la mosca bianca muore e si sviluppa invece la larva dell’imenottero. Questa a sua volta andrà a parassitizzare altre forme giovanili di mosca bianca.
Il predatore naturale viene commercializzato sotto forma di cartellini, tenuti a basse temperature. Su questi vengono incollate forme giovanili di mosca bianca già parassitizzate dall’imenottero stesso.
Dal momento che questo insetto non è ben acclimatato alle nostre temperature, non resiste al nostro inverno nemmeno in serra. Diventa quindi necessario effettuare continui lanci di ripopolamento.

Altro predatore naturale che viene utilizzato per la difesa biologica contro la mosca bianca è il Miride predatore Macrolophus caliginosus.

Trappole cromotropiche

Altro rimedio biologico per eliminare la mosca bianca, valido sia in serra che in campo aperto, è quello delle trappole cromotropiche gialle.
La mosca bianca è particolarmente attratta dal loro colore e piazzando numerose trappole si può effettuare un efficace cattura massiva. Un ottimo prodotto del genere potete trovarlo a questo linkTrappole cromotropiche.

Sapone di Marsiglia

Un terzo rimedio biologico contro la mosca bianca è l’utilizzo del sapone di Marsiglia. Conviene fare l’applicazione nelle prime ore della giornata. La mosca bianca, colpita dalla soluzione, quando si espone alla luce del sole muore per asfissia, a causa del disseccamento del sapone sul proprio corpo. Il sapone di Marsiglia, inoltre, è utile per lavare le piante dalla melata. La difficoltà nell’utilizzo della soluzione è data dall’elevata mobilità dell’insetto, che oltretutto si nasconde sotto le foglie. E’ facile, infatti, che la mosca, accorgendosi del getto d’acqua, si metta a svolazzare per non farsi più raggiungere. Dunque, serve un po’ di attenzione.
Se volete acquistare il sapone di Marsiglia in una formulazione specifica per l’agricoltura potete farlo a questo linkSapone di Marsiglia.

Zolfo in polvere

Infine, un ultimo ed efficace rimedio biologico contro la mosca bianca è rappresentato dallo zolfo in polvere. In questo caso l’azione è repellente, ossia la mosca, non sopportando la presenza dello zolfo, tenderà ad allontanarsi. Dunque, se irrorato in via preventiva, si eviterà l’insorgere dell’infestazione.
Il limite di questa strategia difensiva è dato dalla velocità riproduttiva della mosca bianca e dal susseguirsi delle nuove generazioni.
Lo zolfo in polvere, infatti, come abbiamo visto già parlando dell’oidio, deve essere applicato con cautela e non troppo di frequente, per evitare di bruciatura fogliare. Dunque bisogna agire prima che si creino grandi infestazioni.

Per applicare lo zolfo è necessario l’utilizzo di una solforatrice come questa che trovate quiSolforatrice, mentre lo zolfo potete trovarlo a quest’altro linkZolfo in polvere.



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