Usare la pianta di assenzio come antiparassitario naturale

Dalla pianta di assenzio è possibile ricavare un efficace antiparassitario naturale. Questa pianta, nota anche come Assenzio Maggiore (nome scientifico Artemisia Absinthium) ha, infatti, eccellenti proprietà medicinali che, se correttamente estratte, possono darci una mano nella difesa biologica del nostro orto.
Il suo utilizzo più celebre è senza dubbio quello della preparazione del liquore absinthe. Nella Francia del XIX e XX secolo se ne faceva largo uso tra i poeti maledetti per i suoi effetti allucinogeni, dovuti alla presenza di alcune sostanze contenute nell’olio essenziale. In realtà quest’erba aromatica è conosciuta e utilizzata fin dall’antichità, soprattutto per le sue proprietà antisettiche e vermifughe. Anche in agricoltura possiamo sfruttare queste proprietà, grazie alla preparazione del macerato naturale.
Conosciamo dunque meglio la pianta di assenzio e le sue proprietà, partendo dall’identificazione botanica.

La pianta di assenzio

Caratteristiche botaniche dell’Artemisia Absinthium

Pianta di assenzio maggiore o artemisia absinthum
Pianta di assenzio maggiore o Artemisia absinthum
L’assenzio è una pianta erbacea dal ciclo perenne, appartenente alla grande famiglia delle Asteraceae o Compositae.
Secondo gli studiosi, il genere Artemisia comprende circa 400 specie, diffuse a livello mondiale soprattutto nelle zone temperate dell’emisfero boreale. Nel nostro Paese ne sono presenti allo stadio spontaneo oltre 30 specie. Noi concentreremo la nostra attenzione su quella più nota e diffusa.
La pianta di assenzio si trova allo stato spontaneo fino ai 1000 metri di altitudine, nei campi incolti e aridi, nelle scarpate assolate, sui bordi delle strade, nei luoghi rocciosi e sassosi.
E’ una pianta camefita fruticosa, ossia è legnosa alla base, con un aspetto arbustivo. Inoltre è decidua, vale a dire che in autunno le parti erbacee seccano e cadono, lasciando in vita solo le parti legnose. La ripresa vegetativa avviene all’inizio della primavera.

Radici e fusto

Le radici della pianta sono secondarie e dipartono da un rizoma ramificato. Da questo hanno origine anche i fusti, sia quelli sterili, che quelli fioriferi.
I Fusti sono eretti, alti dai 40 ai 90 cm, semilegnosi nella parte inferiore, ramificati in quella superiore. Hanno una colorazione grigio-verde e sono ricoperti da una peluria bianco argentata.

Foglie e infiorescenza

Pianta di assenzio in fiore
Pianta di assenzio in fiore
Le foglie della pianta di assenzio sono pubescenti, di colore verde chiaro nella pagina superiore (tendente al bianco per la presenza di una leggera peluria), e bianche nella pagina inferiore. Hanno i contorni di forma ovale, con un picciolo che si restringe progressivamente procedendo verso l’alto. Le loro caratteristiche principali sono il profumo intenso e il sapore molto amaro.
L’infiorescenza della pianta di Artemisia Absinthium, invece, è a pannocchia terminale. E’ composta, in sostanza, da piccoli capolini fiorali, con portamento pendulo e colorazione dorata. La fioritura è solitamente concentrata nei mesi di agosto e settembre. Bisogna prestare attenzione nella raccolta in questo periodo, in quanto il polline è altamente allergenico.

Contenuto e proprietà

Come detto, la pianta di assenzio è da sempre considerata medica, con numerose proprietà. Quello che si utilizza sono le foglie e le sommità fiorite. Queste parti contengono un olio essenziale composto dal monoterpene tujone che abbiamo già conosciuto parlando della salvia officinalis. Nell’olio essenziale sono inoltre contenuti composti lattoni sesquiterpenici.
Altri contenuti della pianta di assenzio sono: principi amari, flavonoidi, tannini, silice, poliacetileni, antibiotici, inulina, idrossicumarine.
Vi sono poi due principi amari di natura glucosidica: l’absintina e l’anabsintina.
Infine, la pianta di assenzio contiene l’artemisinina, un principio attivo molto potente, contenuto in un’altra pianta molto utilizzata in erboristeria: l’Artemisia annua.

Tutte queste sostanze conferiscono all’assenzio proprietà medicinali varie, quali: azione vermifuga, favorendo l’eliminazione dei parassiti intestinali; colagoga, migliorando la secrezione biliare; proprietà febbrifughe, aiutando a ridurre la temperatura corporea in caso di febbre.
C’è da dire tuttavia che questa pianta ha una certa tossicità, e quindi va conosciuta e maneggiata con cura. Per questo motivo sconsigliamo la preparazione domestica di infusi per uso interno, o lozioni a uso esterno. Si può, invece, facilmente reperire in rete il suo olio essenziale già prontoOlio essenziale di assenzio, con quantità controllate di principi attivi.

Macerato di assenzio come antiparassitario

Ciò che interessa la nostra trattazione è l’utilizzo del macerato di assenzio come antiparassitario naturale. Recentemente, infatti, è stato provato che i composti lattoni sesquiterpenici contenuti nella pianta, hanno una forte azione insetticida e repellente.
Questo macerato è efficace per tenere lontani le formiche, le lumache, gli acari, gli afidi e la cavolaia.

Può quindi essere utilizzato sulle piante insieme agli altri macerati naturali che abbiamo avuto modo di conoscere nei nostri approfondimenti. Parliamo dell’infuso e del macerato d’aglio, del macerato di ortica, del decotto e del macerato di equiseto, del macerato di felce e del macerato di foglie e femminelle di pomodoro.

Di seguito riportiamo una preparazione artigianale del macerato di assenzio, alla portata di tutti.

Preparazione del macerato di assenzio

Per la preparazione del macerato si può utilizzare sia la pianta di assenzio fresca che secca.
Il dosaggio prevede 300 gr di pianta fresca o 50 gr di pianta secca in 10 litri d’acqua, possibilmente piovana.
Si consiglia di utilizzare un contenitore in plastica dura per la macerazione che deve dura circa 6 giorni.

Il macerato produce una schiuma biancastra, che ricopre la superficie, quindi va rimescolato una volta al giorno per favorire l’ossigenazione.
Il contenitore va tenuto aperto e in posizione soleggiata, sempre per migliorare la decomposizione della pianta.
Quando il composto smette di fare schiuma (come detto, servono circa 6 giorni), il nostro macerato è pronto e può essere filtrato con un sacco di juta.
Una volta pronto, si può diluire con acqua in rapporto 1 a 2, cioè un litro di macerato in 2 litri d’acqua.

Questa soluzione può essere irrorata direttamente sulle piante, possibilmente nelle ore serali, utilizzando una pompa a spalla (se non l’avete, potete trovarla quiPompa a spalla).

Se l’infestazione è molto grave si consiglia di ripetere il trattamento a distanza di 2-3 giorni. Per conservare il macerato suggeriamo l’utilizzo di bottiglie di vetro di colore scuro, da tenere in un luogo fresco e ombreggiato.
Il macerato si può conservare, senza perdere la sua efficacia, per un paio di mesi.

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