L’elicriso. Le proprietà della pianta, gli utilizzi e la coltivazione

L’elicriso (Helichrysum italicum), noto anche come perpetuini d’Italia, è una pianta spontanea tipica della nostra macchia mediterranea. E’ una specie conosciuta e usata sin dall’antichità, per le sue innumerevoli proprietà medicamentose.
In particolare i suoi fiori, dal tipico colore giallo-dorato, da sempre sono simbolo di eternità e sono legati al culto del Sole.
Una peculiarità dei fiori d’elicriso è che, una volta colti, si conservano a lungo, dando l’impressione di non seccarsi mai.
L’elicriso è una pianta eccezionale, cresce nei terreni più ardui e poveri e, coi dovuti accorgimenti, si adattata alla coltivazione domestica.

Conosciamo quindi le sue caratteristiche botaniche, le proprietà e gli usi, nonché le tecniche di riproduzione e coltivazione.

Identificazione botanica e habitat dell’elicriso

ElicrisoL’elicriso è una pianta spontanea e perenne che appartiene alla famiglia botanica delle Compositae (o Asteraceae).
Il suo nome deriva dalla composizione delle parole greche helios=sole e chrysos=oro.
E’ una pianta originaria del Mediterraneo, quindi presente soprattutto nei paesi dell’Europa meridionale e dell’Africa nordoccidentale. In Italia la troviamo perlopiù al Sud e nelle Isole, di rado al Nord.
Si tratta di una specie molto importante della macchia mediterranea, dove vegeta nelle zone più difficili da colonizzare. Parliamo in particolare di scarpate rocciose, campi abbandonati, dune costiere, pietraie.

In ambito forestale, contribuisce a consolidare i terreni e a ripopolare le aree marginali, grazie al suo forte apparato radicale.
Sottolineiamo però, che l’elicriso non solo si trova selvatico, ma, viste le sue proprietà, può essere anche coltivato in giardino.

Caratteristiche botaniche dell’elicriso

Fiore di elicrisoLa pianta di elicriso è perenne e suffruticosa, ossia ha ramificazioni legnose alla base e di consistenza erbacea in alto.
L’altezza che sviluppa va dai 25 ai 70 cm, ha portamento cespuglioso ed è molto ramificata.
Le ramificazioni sono di forma arcuata e ascendente, con colorazione grigio-cenerino.
I rami giovani sono ricoperti di piccoli peli lisci. Questi formano un sottile strato protettivo che, con il tempo, tende a distaccarsi.
Le foglie dell’elicriso sono sparse e tomentose, anch’esse di colorazione grigio-cenerino. Sono lunghe dai 15 ai 35 mm e larghe poco più di 1 mm.
I fiori, ossia la parte più nota della pianta, sono lunghi dai 3 ai 3,5 mm. Hanno un tipico colore giallo dorato e una forma di tubo a trombetta che si allarga all’apice, con 5 denti triangolari. Gli stami dei fiori sono inseriti nel tubo, con ovario infero e stilo anch’esso interno al tubo.

I fiori d’elicriso si trovano riuniti in infiorescenze a capolino, composte da circa 15 fiori singoli. I capolini a loro volta si riuniscono in corimbi, in numero di 25-35. L’impollinazione è entomofila, ossia operata da api e altri insetti impollinatori.
I frutti sono degli acheni di lunghezza 3-5 mm, di forma ovato-oblunga.
La parte apicale dell’infiorescenza porta un pappo di peli semplici e decidui. Questo facilita la disseminazione anemocora, ossia ad opera di vento e altri agenti atmosferici. Un po’ come avviene per un’altra pianta spontanea che conosciamo bene, il tarassaco (o dente di leone).
Tutta la pianta di elicriso ha un gradevole odore aromatico.

Ciclo biologico dell’elicriso

Elicriso in un rudereIn natura l’elicriso ha un ciclo biologico particolare. La pianta nella parte epigea (erbacea) si rinnova ogni anno. Questo consente lo sviluppo dei nuovi getti basali. In estate entra quasi in stasi vegetativa, ma presenta già i tipici fascetti glomerulari posti all’ascella delle foglie.
Dopo le prime piogge autunnali, avviene l’accrescimento dei germogli, che termina con l’arrivo del freddo invernale. In questa nuova fase avremo una nuova stasi che termina con la ripresa vegetativa di fine febbraio-inizio marzo, quando i germogli sviluppano nuovi getti.
In aprile abbiamo l’allungamento degli internodi e la distensione delle foglie e degli scapi fiorali.
La fioritura inizia a da fine aprile-inizio maggio nelle zone costiere, e in giugno-luglio nelle zone più alte. Si tratta di una fioritura massiva e i singoli capolini mantengono inalterato il loro colore per circa 25 giorni.
La fruttificazione, con la maturazione degli acheni, si ha 30-50 giorni dopo la fioritura.

Proprietà e usi medicinali dell’eliciriso

Olio essenziale di ElicrisoL’elicriso è da sempre usato nella medicina popolare, per le sue tante proprietà.
Queste si trovano concentrate soprattutto nelle infiorescenze, che dovranno essere raccolte prima della completa fioritura. Dai fiori d’elicriso si estrae inoltre un prezioso olio essenziale.
La principale azione dell’elicriso è quella antiossidante, grazie all’elevato contenuto in polifenoli, flavonoidi e cumarine. Queste sostanze proteggono dai radicali liberi del tipo ROS.
Altre proprietà medicinali dell’elicriso sono quelle:

  • Antiallergiche con azione antistaminica
  • Antinfiammatorie
  • Antieritematose
  • Fotoprotettive
  • Espettoranti con azione balsamica
  • Anticatarrali
  • Cicatrizzanti
  • Antiepatotossiche
  • Spasmolitiche
  • Ipocolesterolizzanti
  • Antibatteriche e antifungine

Grazie a queste proprietà l’elicriso si usa per curare in maniera naturale:

  • Riniti
  • Bronchiti asmatiche
  • Affezioni dell’apparato respiratori
  • Dermatiti, psoriasi ed eczemi
  • Nevralgie
  • Edemi post-flebitici
  • Artrite
  • Insufficienze e congestioni epatiche
  • Come fungistatico ad esempio per la Candida
  • Come diuretico naturale

Le infiorescenze essiccate dell’elicriso si possono usare per la preparazione di infusi e tisane e sciroppi. Questi sono utili per i disturbi respiratori ed epatici e per fare impacchi in caso d’infiammazioni oculari. Delle infiorescenze già essiccate potete trovarle quiElicriso.
L’olio essenziale d’elicriso ha uso esterno, ed è ottimo per le infiammazioni connettivali e i dolori reumatici. Spesso lo ritroviamo in apposite pomate come questaPomata di elicriso.
In generale l’elicriso è molto usato in campo erboristico come ingrediente per la formulazione di prodotti antiinfiammatori e antisettici naturali.

Altri usi

Oltre agli usi in ambito fitoterapico, la pianta d’elicriso si presta ad altri usi. In campo alimentare, ad esempio, è usata come aromatizzante per i cibi, mentre l’oleolito si usa come integratore alimentare. Chi volesse acquistarlo può trovarlo quiOleolito di elicriso).
Nell’antichità, questa pianta aveva diversi usi per l’artigianato, ad esempio, in Sicilia, con le parti vegetative si eseguivano lavori d’intreccio.
In cosmetica l’elicriso è impiegato come componente di preparati per pelli atoniche.
Per usi ornamentali, invece, grazie al persistente colore giallo-oro, è usato come fiore reciso secco in mazzetti o composizioni.

La coltivazione dell’elicriso

Esigenze ambientali

L’elicriso può essere coltivato in giardino ed è ideale per costituire aiuole o siepi, oltre che per gli usi già citati.
Per ciò che concerne le esigenze ambientali, non ha una grande resistenza al gelo, visto anche il suo habitat naturale. La coltivazione dell’elicriso quindi è consigliata al Centro-Sud e non nelle zone montane. Anche qui, in caso di ondate anomale, bisognerà provvedere a proteggerle dal gelo.
Questa pianta, inoltre, ha un’elevata necessità di luce. In condizioni di scarsa luminosità, infatti, i suoi internodi si allungano troppo e la fioritura è più stentata. Per questo motivo, conviene scegliere per lei, in giardino, una posizione soleggiata.

Propagazione

Elicriso in vasoLa propagazione dell’elicriso si fa in primo luogo per seme, la cui raccolta deve essere effettuata alla fine dell’estate. I semi devono essere conservati in un luogo fresco e asciutto.
La semina si effettua in primavera, quando una temperatura costante di 20 C° consente un’ottima percentuale di germinazione.
Conviene effettuare la semina in piccoli vasi, che andranno poi travasati in contenitori più grandi, man mano che la pianta cresce. Partendo da seme, la messa a dimora nel terreno può avvenire nella primavera dell’anno successivo. Questo vuol dire che il primo anno si possono tenere le piante in vaso.
Anche il mese di settembre è buono per la semina, subito dopo la raccolta del seme. In questo caso, maggiore attenzione a proteggere le giovani piantine nel primo inverno.

L’elicriso si può propagare anche per via vegetativa, in due modi: talea e suddivisione dei cespi.
Le talee si prelevano dalla cima e devono essere lunghe circa 4 cm. Il periodo migliore per effettuare questa operazione è la fine dell’inverno. Le giovani talee vanno tenute in un luogo protetto, come ad esempio una piccola serra da balconeSerra da giardino.
La radicazione avviene in percentuali elevate (fino all’80%) in 30-40 giorni.
Con la suddivisione dei cespi, da effettuare in primavera, si hanno piantine già dotate di apparato radicale. Questa tecnica è consigliabile per chi ha già delle piante in vaso e vuole duplicarle.
In ogni caso, visti gli usi ornamentali che si fanno dell’elicriso, molti vivai dispongono di piantine in vaso già cresciute. Queste, una volta acquistate, sono facili da mettere a dimora in giardino.

Terreno, irrigazione e concimazione

L’elicriso si adatta bene ai suoli poveri. Predilige terreni leggeri, che siano sabbiosi o rocciosi, con un ottimo drenaggio e un pH un po’ basico.
Per contro, rifugge i substrati argillosi, asfittici, paludosi, che creano ristagni d’acqua e limitano la crescita dell’apparato radicale. Il ristagno inoltre, provoca con facilità marcescenza radicale, rappresentando il problema maggiore riscontrabile nella coltivazione.
Per ciò che concerne l’acqua, vivendo in natura in ambienti aridi o semi-aridi, non richiede grandi apporti idrici. Nelle coltivazioni domestiche, tuttavia, è necessaria l’irrigazione nelle prime fasi di crescita e subito dopo il trapianto in piena terra. Per questi motivi l’elicriso è una pianta che richiede solo irrigazioni di soccorso.

Riguardo alla necessità di elementi nutritivi, infine, ama terreni non troppo fertili, per cui evitate di concimare in maniera pesante con letame o compost. Al limite è consigliabile un limitato apporto di humus di lombrico.

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