L’acquaponica, ecco cos’è e come funziona

Vi è mai capitato di sentir parlare di acquacoltura o, più in particolare, di agricoltura in acquaponica? Per molti il termine è oscuro ma il concetto è piuttosto semplice. Si tratta in sostanza di una particolare tecnica di coltivazione in acqua che si sta ritagliando un suo spazio nel mondo dell’agricoltura.
Ma cos’è in dettaglio l’acquaponica? In cosa consiste, come funziona, quali pregi e difetti ha? E soprattutto, si tratta di un tipo di coltivazione sostenibile e biologica o no?

Per avere un quadro più chiaro su questa particolare forma di agricoltura, ci siamo rivolti ad Andrea Alberto Forchino, biologo specializzato in acquacoltura. Andrea è attualmente ricercatore presso il dipartimento di Scienze ambientali, Informatica e Statistica dell’Università “Ca’ Foscari” di Venezia.

Agricoltura sostenibile: l’acquaponica

di Andrea Alberto Forchino

Complici i cambiamenti climatici e la crisi economica internazionale, appare evidente la necessità per il settore agroalimentare di individuare nuove strategie per garantire produzioni più sostenibili e in linea con le nuove esigenze di mercato. Allevatori e produttori agricoli sono infatti chiamati ad affrontare le sfide derivanti dai cambiamenti climatici e i loro effetti sull’ambiente, sulla biodiversità e sulle condizioni di vita della popolazione. La scarsità idrica che ha colpito le regioni italiane negli ultimi anni ha messo a dura prova agricoltori e piscicoltori che hanno visto le loro produzioni ridursi o subire ingenti danni (basti pensare alla moria di pesci nella laguna di Orbetello nel 2015 o, più di recente, alle 20 tonnellate di trote morte in Friuli nell’allevamento dell’Ente Tutela Pesca). In questo contesto, l’acquaponica potrebbe rappresentare una concreta possibilità per lo sviluppo di questo settore. Ma che cos’è l’acquaponica e come funziona?

Che cos’è l’acquaponica?

L’acquaponica può essere definita come l’unione tra l’acquacoltura e la coltivazione idroponica. Quest’ultima è una pratica nella quale le piante vengono coltivate in assenza di terreno, col solo impiego di acqua arricchita di tutte le sostanze nutritive di cui i vegetali necessitano. Nel caso dell’acquaponica, i nutrienti fondamentali per la crescita delle piante vengono forniti dall’allevamento del pesce di cui queste sostanze costituiscono i principali prodotti di scarto. In questo sistema, elementi come l’azoto e il fosforo, derivanti sia dall’escrezione e dalle deiezioni dei pesci che dalla decomposizione del mangime non ingerito, possono venire assorbiti dalle radici delle piante in coltura che si trovano direttamente immerse nell’acqua.

L’acquaponica non è una tecnica di coltivazione nuova, infatti è dagli anni ’70 che si è iniziato a parlare in maniera sostanziale di questa tecnica. Tuttavia è solo negli ultimi anni che è tornata alla ribalta, complici anche le nuove ricerche scientifiche e la maggior attenzione verso la sostenibilità da parte di consumatori e produttori.
Ciclo acquaponica

Come funziona l’acquaponica?

Un impianto acquaponico è un sistema a ricircolo, dove l’acqua, grazie all’impiego di una o più pompe, viene prelevata dalla vasca nella quale vengono allevati i pesci e fatta passare in un biofiltro. Quest’ultimo permette di avviare il processo di nitrificazione che porterà alla formazione dei nitriti e dei nitrati poi assimilati dalle piante. Inoltre, farà diminuire il più possibile la quantità di solidi sospesi, operazione molto importante al fine di mantenere la buona qualità dell’acqua ed evitare l’abbassamento dell’ossigeno in essa disciolto. L’acqua viene quindi immessa nei letti di coltura all’interno dei quali sono presenti i vegetali coltivati (le cui radici sono a diretto contatto con l’acqua) e infine reintrodotta nella vasca di allevamento.

Le varietà vegetali coltivabili sono molteplici, non solo verdura a foglia ma anche piante come zucchine, melanzane, pomodori o erbe aromatiche. Allo stesso modo, è possibile allevare in acquaponica la pressoché totalità delle specie ittiche di acqua dolce, dalle trote alle carpe (ma anche specie ornamentali come le carpe Koi) o anche specie per noi esotiche come la tilapia. È inoltre possibile allevare in acquaponica varie specie di crostacei come ad esempio il gambero di fiume Austropotamobius pallipes. A seconda delle specie animali e vegetali scelte, il sistema andrà calibrato in modo da assicurare il corretto apporto di nutrienti alle piante.

Schema del sistema di acquaponica

Perché l’acquaponica è sostenibile?

L’acquaponica può essere intesa come un’attività produttiva agricola sostenibile nella quale i cicli dei principali macro-nutrienti vengono chiusi grazie all’integrazione di due sistemi produttivi, l’acquacoltura e la coltivazione idroponica. Rispetto alle tecniche di agricoltura convenzionali, l’acquaponica presenta diversi punti di forza, tra cui:

  • Risparmio idrico: l’acquaponica utilizza circa il 90% di acqua in meno rispetto a quella utilizzata nell’agricoltura tradizionale
  • Spazi contenuti: Poiché le piante non necessitano di terreno, l’acquaponica permette colture intensive in spazi relativamente limitati
  • Nessun uso di pesticidi e fitofarmaci: l’acquaponica non ne prevede l’uso. Al fine di evitare problemi di tossicità per pesci e piante, in acquaponica viene utilizzata la lotta biologica per tenere sotto controllo eventuali parassiti. Inoltre si cerca di isolare il meglio possibile il sistema di produzione dall’ambiente circostante in modo da limitare l’ingresso di insetti nocivi e agenti patogeni
  • Nessun uso di fertilizzanti: i nutrienti per le piante vengono forniti dall’allevamento del pesce
  • Controllo emissioni: non vi è bisogno dell’impiego di mezzi agricoli con conseguente minor consumo di combustibili fossili.

Quali sono i limiti dell’acquaponica?

I principali limiti dell’acquaponica riguardano due aspetti fondamentali: la complessità del sistema di produzione e la sua sostenibilità economica. Essendo un sistema di produzione integrata, l’acquaponica richiede competenze da parte dell’agricoltore/allevatore sia per quanto riguarda la coltivazione di specie vegetali sia nell’ambito dell’allevamento ittico.

Dal punto di vista economico, l’acquaponica è in grado di generare un duplice profitto per chi la pratica con l’immissione sul mercato di due tipologie di prodotti differenti (vegetali e pesci). Per contro, la necessità di allocare questi sistemi all’interno di serre o strutture protette e di condizionare la temperatura al fine di garantire una produzione costante durante l’anno, fanno aumentare i costi di produzione. Ma al momento questo è il prezzo che il consumatore deve abituarsi a pagare per un prodotto realmente sostenibile.

L’acquaponica è una tecnica di agricoltura biologica?

È notizia di pochi mesi fa: in America l’acquaponica è entrata a fare parte delle tecniche di produzione biologiche. Al contrario, in Europa e quindi in Italia, vi è un vuoto normativo al momento riguardo l’acquaponica, e pertanto, al momento, pur condividendo tutti i principi della produzione bio, un prodotto acquaponico non può fregiarsi dell’etichetta “biologico”. Tuttavia, questo vuoto normativo verrà probabilmente presto colmato, visto l’enorme interesse che l’Unione Europea ha mostrato nei confronti di questa tecnica di agricoltura, testimoniato anche dal finanziamento e dalla promozione di numerosi progetti al riguardo.

L’acquaponica è diffusa in Italia?

In questi ultimi anni, grossi impianti produttivi sono stati costruiti in nazioni come Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda e le pratiche acquaponiche stanno attirando l’interesse di università e aziende di tutto il mondo. A livello europeo, le prime realtà effettivamente produttive di acquaponica sono nate in questi ultimi anni in Olanda (es. UF002), Inghilterra (es. Bioaqua Farm, Growup Urban Farm) e Islanda (es. Akur Farm). Per contro, in Italia sono stati finora realizzati solo alcuni piccoli impianti sperimentali, anche se è ragionevole pensare che nel prossimo futuro, anche a livello nazionale, importanti investimenti verranno fatti in questo campo.

Il progetto Bluegrass

L’interesse nei confronti dell’acquaponica è testimoniato anche dal finanziamento a livello europeo e nazionale di alcuni progetti nell’ambito dell’acquaponica, tra cui anche il progetto Bluegrass. Questo progetto è partito nel mese di ottobre 2017 ed è coordinato dal Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica (DAIS) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. La sua durata è di 30 mesi ed è finanziato all’interno del Programma Interreg V-A Italia-Slovenia 2014-2020, mira a promuovere e sostenere lo sviluppo dell’acquaponica nell’area coperta dal Programma (Veneto, Friuli Venezia Giulia e parte del territorio sloveno) attraverso 4 principali attività:

  1.  un’analisi di mercato finalizzata ad identificare i bisogni territoriali specifici in termini di domanda;
  2. la realizzazione di 2 impianti pilota di acquaponica (uno in Slovenia e uno in Italia), all’interno dei quali verranno svolte attività didattiche, dimostrative e promozionali che coinvolgeranno anche istituti scolastici e mercati cittadini;
  3. il coinvolgimento dei portatori di interesse e quindi agricoltori, allevatori e ricercatori;
  4. la promozione di attività di comunicazione volte a sensibilizzare il consumatore.
    A tal fine è stato creato un consorzio di 5 membri che comprende due università (Ca’ Foscari, IT, e Lubiana, SLO), una pubblica amministrazione (UTI del Noncello, IT) e due cooperative con competenze nel settore dell’acquacoltura (SHORELINE, IT) e in quello agricolo (KZ- AGRARIA, SLO)

Partecipa all’analisi di mercato di Bluegrass. Dì la tua opinione compilando il questionario che trovi qui (se sei un consumatore) o qui (se sei un produttore).

Andrea Alberto Forchino è un biologo specializzato in acquacoltura. Lavora come assegnista di ricerca presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia nel dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica. La sua attività è focalizzata sulla sostenibilità ambientale dei prodotti di acquacoltura, inclusi quelli derivanti dall’acquaponica. Le sue ultime pubblicazioni su riviste scientifiche hanno riguardato l’applicazione dell’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment– LCA) a questo comparto produttivo.

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