Coltivazione Biologica

La ticchiolatura del melo, danni e difesa biologica

La ticchiolatura del melo è la malattia fungina più rischiosa e dannosa per questa importante coltivazione da frutto.
Chi pratica frutticoltura biologica deve stare molto attento a prevenire questa malattia. E’ necessario, infatti, effettuare gli opportuni trattamenti preventivi usando i prodotti consentiti in agricoltura biologica.
Vi abbiamo già parlato delle diverse varietà di mele, specificando quelle più sensibili alla ticchiolatura. In zone soggette a questa patologia, già la fase della scelta varietale rappresenta un punto cruciale per la prevenzione.

In quest’articolo vediamo come agisce il patogeno, quali danni provoca alla coltivazione del melo e come intervenire.

La ticchiolatura del melo

Agente patogeno

La ticchiolatura del melo si diffonde tramite un agente patogeno di nome Venturia inaequalis. Questo sverna come pseudotecio sulle foglie infette cadute a terra l’anno precedente. Qui, una volta trascorso il processo di maturazione, si differenziano gli aschi, ognuno con otto ascospore che a ogni evento piovoso vengono rilasciate nell’ambiente e si depositano sui tessuti suscettibili dell’albero di melo.
Con la giusta umidità e la giusta temperatura, le ascospore germineranno e penetreranno nei tessuti vegetali infettandoli.
Trascorso un periodo d’incubazione, variante in funzione della temperatura, sulle aree infette si produrranno le fruttificazioni conidiche (Fusiclaudium dentriticum) responsabili dell’ulteriore diffusione della malattia.
Le infezioni secondarie si protrarranno per tutta la stagione. La fase primaria della ticchiolatura del melo dura circa due mesi (da fine marzo-inizi aprile alla metà di maggio). Per cui le fasi di maggiore suscettibilità sono quelle che vanno dalla ripresa vegetativa alla formazione del frutto noce.

Danni

Ticchiolatura del melo
I danni provocati dalla ticchiolatura possono evidenziarsi su tutte le parti vegetative dell’albero. Ovvero sulle foglie, sui frutti, sui fiori e i rametti.
Nelle foglie, le prime infezioni si vedono sulla pagina superiore. Appaiono all’inizio come macchie decolorate, distribuite in maniera irregolare. In seguito diventano lesioni più scure, con contorni meglio definiti e osservabili anche nella pagina inferiore.
Se l’umidità è alta, le parti colpite si ricoprono di fruttificazioni fungine. Queste conferiscono alle lesioni stesse un aspetto vellutato. Le foglie colpite da ticchiolatura disseccano e cadono in modo prematuro, lasciando la chioma dell’albero in parte spoglia.
Sulle mele, l’infezione da ticchiolatura può avvenire in qualsiasi stadio dello sviluppo. Sui frutti appaiono macchie puntiformi di colore bruno, che crescono a poco a poco. Attacchi precoci, quando il frutto non è del tutto formato, provocano malformazioni, atrofia dei tessuti e vistose deturpazioni della buccia.

Quando l’attacco avviene in questa fase, sovente si ha cascola precoce del frutto. Le infezioni tardive, invece, a volte non sono rilevabili ad uno sguardo esterno al momento della raccolta. Gravi lesioni si evidenziano però durante la conservazione.
L’incidenza della ticchiolatura sui fiori e sui rametti è meno frequente. Si mostra sotto forma di lesioni brunastre a carico di petali, calice, peduncolo fiorale e, nel caso dei rami, dei tessuti ancora allo stato erbaceo.

Come prevenire la ticchiolatura del melo

Per prevenire la ticchiolatura del melo è opportuno garantire un buon arieggiamento e una buona illuminazione alla chioma dell’albero. Queste si ottengono con adeguate scelte di sesto d’impianto iniziale e con i giusti interventi di potatura verde.

La difesa biologica dalla ticchiolatura del melo

La prevenzione biologica della ticchiolatura del melo si esegue in più momenti. Nelle prime fasi vegetative si effettuano trattamenti preventivi con sali di rame, al dosaggio di 80 g per 100 l d’acqua. In alternativa si può usare il polisolfuro di calcio al dosaggio di 1,5 kg per 100 l d’acqua.
Dopo il volo delle ascospore si interviene ogni 6-8 giorni con 40-50 g di sali di rame ogni 100 l d’acqua in miscela a 300 g di zolfo bagnabile per 100 l d’acqua.
L’alternativa in questa fase è sempre il polisolfuro di calcio al dosaggio di 1,5 kg per 100 hl.
Questi ultimi interventi vanno mirati in base alle temperature e alle precipitazioni. Bisogna ripetere il trattamento se le precipitazioni dilavano il prodotto.
In assenza di precipitazioni si può allungare il turno degli interventi.
Dopo la fase di frutto noce, in assenza di infezioni secondarie, si sospendono i trattamenti.

E’ preferibile usare prodotti a base di zolfo sulle cultivar sensibili alla rugginosità.
Lo zolfo ha, infatti, una buona efficacia e un’azione in parte eradicante nei confronti della ticchiolatura.
E’ invece importante limitare il più possibile il rame. Questo perché, in base al regolamento europeo dell’agricoltura biologica, la quantità massima di rame metallo consentita è di 6 kg ad ettaro in un anno. In alcune regioni e per la coltivazione del melo, è possibile calcolare questo quantitativo su una media quinquennale di 30 kg di rame metallico per ettaro.

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