La mandragora, una pianta velenosa dalle proprietà allucinogene

La mandragora, conosciuta anche come mandragola, identifica un genere di piante della famiglia delle Solanaceae. Le diverse specie che appartengono a questo genere sono classificate come velenose. A testimonianza di ciò ci sono anche alcuni casi di cronaca.
Ma questa pianta, c’è da dire, è nota fin da tempi antichi. Su di essa si è sbizzarrita da sempre la fantasia popolare e tutto intorno le si è creata un’aura di mistero che ha fatto radicare la superstizione.

L’obiettivo di questo articolo è quello di far conoscere la mandragola, descrivendone le caratteristiche botaniche e i tratti della leggenda nata dalla tradizione popolare.

Classificazione botanica e descrizione della mandragora

Mandragora autumnalis
Mandragora autumnalis

Il genere Mandragora comprende tre principali specie. Di queste, due, la Mandragora vernalis e la Mandragora autumnalis, sono di origine mediterranea e molto diffuse sul nostro continente. La terza, la Mandragora caulescens Clarke, è invece originaria dell’Himalaja.
Questa pianta è una perenne che si riproduce per mezzo di gemme poste a livello del terreno. Le foglie sono invece disposte in una rosetta basale, e come si vede dalla foto, sono molto simili a quelle degli spinaci.
La mandragora autumnalis (la specie più diffusa sul nostro territorio), produce come frutto una bacca inclusa nel calice. Questa ha una forma ellissoide o subsferica, è di colore rossiccio o giallo-arancione, e diventa scura o nerastra da secca.

I fiori, in questa specie, sono di color viola, molto appariscenti.
Ciò che però caratterizza più di tutto la mandragola, e da cui derivano miti e leggende, è il suo apparato radicale. La pianta, infatti, è munita di un voluminoso apparato sotterraneo, ramificato e contorto, in modi così diversi da potere acquistare un aspetto antropomorfo, cioè che ricorda la figura umana.

Contenuti e tossicità della mandragora

Mandragora autumnalisLa mandragora è una pianta conosciuta fin dai tempi biblici. Per molto tempo fu celebre nella medicina dell’antichità. Le sue proprietà medicamentose sono da attribuirsi ad alcaloidi, contenuti, in particolare, negli organi sotterranei. Uno di questi è la mandragorina, ossia un alcaloide affine all’atropina, dotato di azione midriatica, e da cui in seguito si riuscirono ad isolare l-josciamina, l-scopolamina, la pseudo-josciamina.
La Mandragora, quindi, ha lo stesso contenuto alcaloideo dell’Atropa belladonna, una pianta velenosa che abbiamo già avuto modo di conoscere.

Se nell’antichità veniva usata a scopi medicinali, o in rituali religiosi per le sue proprietà allucinogene, oggi è considerata una pianta velenosa da cui tenersi alla larga.
Vediamo ora i tratti salienti della storia della mandragora e delle leggende intorno ad essa costruite.

Storia e curiosità sulla mandragora

Presso le culture del bacino del Mediterraneo, la mandragora possiede una lunga tradizione. E’ sta usata come pianta magica, afrodisiaca, allucinogena e medicinale.

Periodi storici

Questa pianta è una delle più rinomate della stregoneria medievale europea, ma le sue virtù sono note fin dal II millennio a.C.
La conoscenza della mandragola è infatti testimoniata da reperti archeologici egiziani a partire dal XIV secolo a.C. (durante la V Dinastia). Inoltre, immagini della pianta sono state identificate in antichi bassorilievi a Boghaz-keui.
Assieme alla ninfea e al papavero da oppio, anch’esse piante dotate di proprietà psicoattive, veniva impiegata per fare unguenti. Questi erano capaci di indurre stati ipnotici, di trance ed estatici.
Era inoltre conosciuta anche dagli antichi Germani, dai Greci e dai Romani.

Letteratura

Antica raffigurazione di mandragora
Antica raffigurazione di mandragora

La mandragora è stata anche identificata con l’enigmatica erba moly di Omero. Nel racconto, inserito nel decimo libro dell’Odissea, è il dio Hermes, il “messaggero degli dei”, a donare la magica erba a Ulisse. L’obiettivo era di usarla come protezione contro il filtro della maga Circe, capace di trasformare gli uomini in maiali. Nel racconto, l’erba moly svolge un’azione opposta a quella delle classiche erbe magiche: evita la trasformazione in animale, anziché indurla.

La mandragora è nota anche nella cultura ebraica ed è presente nell’Antico Testamento. Viene citata in un racconto dalle connotazioni piuttosto “pagane”, in cui la pianta viene utilizzata come mezzo di scambio per le sue proprietà afrodisiache e fecondanti. In effetti, questa pianta è stata considerata, un po’ ovunque, come un portentoso afrodisiaco. Non a caso, Afrodite, la dea greca dell’Amore, aveva l’appellativo di Mandragoritis.

Credenze popolari

La grossa radice e i frutti erano le parti della pianta usate per gli effetti medicinali e psicoattivi. Da tempi remoti, nella forma della radice si sono volute ravvisare le fattezze di un uomo o di una donna. Questa identificazione antropomorfa è stata fonte di ispirazione nella mitologia, nelle credenze e nei riti relativi a questa pianta.

In diverse fonti dei periodi medievali, è riportata la credenza secondo la quale, quando un condannato a morte viene impiccato, nel momento in cui muore, il suo liquido seminale o la sua urina, cadendo al suolo, danno origine alla mandragora. A questo tema segue di solito la descrizione del procedimento per la raccolta della pianta. Si riteneva, infatti, che chiunque tentasse di sradicarla, ma anche chiunque vi inciampasse in modo involontario o vi passasse troppo vicino, morisse.
La raccolta si basava sul sacrificio di un cane, di solito nero. Il povero animale veniva legato per la coda o per il collo alla radice della pianta. Nel momento in cui, correndo in direzione opposta alla radice, l’avesse sradicata, l’animale sarebbe morto.

Questo è un racconto diffuso nei paesi germanici, in Islanda, in Francia e altrove. E’ probabile che il tema della nascita della mandragora dalle gocce di sperma o dall’urina di un impiccato, facesse parte di un mito originario della pianta. La persona impiccata, un condannato a morte per reati gravi, oppure per furto, ma innocente, (come viene specificato in diverse fonti) sarebbe quindi stata un certo uomo, probabile protagonista del racconto originario.
Nella trasformazione del mito in credenza popolare, scompare il motivo della condanna iniqua e l’analogia viene riferita a ogni impiccato.

Il rapporto fra mandragora e morte è presente in altre credenze. Spesso la presenza della pianta è associa ai luoghi dove sono seppelliti dei cadaveri, come i dintorni dei cimiteri.

Mitologia

Nella cultura greca è stato evidenziato un certo rapporto fra la mandragora, il cane e la dea Ecate. Il regno di questa tenebrosa divinità dell’oltretomba è identificato proprio con i cimiteri. A un differente mito originario potrebbero essere fatti risalire un gruppo di racconti popolari e mitologici presenti nelle culture europee, arabe e asiatiche. Da questi racconti emerge un tema collocato al tempo delle origini dell’uomo, nel quale l’uomo stesso viene fatto originare dalla mandragora, sfruttandone l’immagine molto antropomorfa della radice.

Nei racconti si può leggere come “i primi uomini sarebbero stati una famiglia di gigantesche mandragore sensitive che il sole avrebbe animato e che, da sole, si sarebbero distaccate dalla terra”. Oppure,che “l’uomo apparve in origine sulla terra in forma di mostruose mandragore, animate da una vita istintiva, e che il soffio dell’Altissimo costrinse, trasmutò, sgrossò, e infine sradicò, per farne degli esseri dotati di pensiero e di movimento proprio. [ … ] Da ciò potremmo dedurre che la mandragora è legata a un mito d’origine dell’uomo”.
Sebbene non si tratti di un mito d’origine della mandragora, è interessante notare come, in queste cosmogonie, l’origine della pianta sia ritenuta più antica di quella dell’uomo.

Come si vede, un mito d’origine della mandragora vero e proprio, ben strutturato, non ci è pervenuto. Solo qualche traccia isolata e ogni volta rimaneggiata ha incontrato una certa fortuna nella credenza popolare e nella favolistica. Resta il fatto che questa pianta velenosa è stata considerata primordiale, creata prima, o ai primordi, dell’umanità.

Alcune delle informazioni contenute nell’articolo sono tratte dal libro: “Il dio dell’ebbrezza” di Elèmire Zolla (Einaudi).



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